4*4 Fest: La Rete di impresa come opportunità di crescita delle PMI italiane

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Si è da poco concluso il 17˚ Salone Nazionale dell’Auto a Trazione Integrale, tenutosi presso il Complesso Fieristico Carrara Fiere e, tra i tanti eventi, gare ed esposizioni, Confartigianato Imprese ha organizzato un Convegno dedicato alla Rete d’impresa come opportunità di crescita per le PMI italiane.

Un’occasione unica ed interessante per tornare a riflettere su come le unità produttive italiane, specie quelle affette da “nanismo” che costituiscono la spina dorsale del nostro sistema economico domestico, debbano necessariamente fare rete per competere e sopravvivere all’interno del sistema economico.

Un’esigenza ed una necessità quella di sottoscrivere il contratto di rete, il cui scopo è quello di accrescere, individualmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle imprese partecipanti.

Che cos’è il contratto di Rete d’impresa?

Le reti rappresentano uno strumento giuridico ed economico di cooperazione fra imprese che, attraverso la sottoscrizione di un contratto, il c.d. “Contratto di rete” si impegnano reciprocamente, a collaborare in forme ed ambiti attinenti le proprie attività, scambiando informazioni e/o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica realizzando in comune determinate attività attinenti l’oggetto di ciascuna impresa.

Dal punto di vista normativo e giuridico, il contratto di rete è un istituto innovativo nel nostro sistema produttivo che realizza un modello di collaborazione tra imprese e consente, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi.

Uno strumento assolutamente importante su cui puntare per fare accrescere la competitività delle imprese italiane, le reti di imprese sono disciplinate nel nostro ordinamento dalla Legge n. 33 del 9 aprile 2009Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi”.

L’introduzione del Contratto di rete come forma di aggregazione per ottimizzare le risorse e come strumento di realizzazione di obiettivi strategici, nasce dall’esigenza di stare al passo con un mercato globalizzato e di competere su qualità ed innovazione, facendo leva sull’introduzione delle tecnologie e sulla condivisione di conoscenze e risorse.

Quali sono i vantaggi per le PMI derivanti dal contratto di rete?

Le PMI, attraverso la cooperazione ed integrazione di ricchezza, hanno la possibilità di raggiungere obiettivi di sviluppo superiori a quelli che riuscirebbero a perseguire in maniera autonoma.

Inoltre, le imprese specializzate operanti in “nicchie di mercato” possono avvalersi della sinergia della rete, per rafforzare il proprio business o per svilupparne uno nuovo.

Chi decide di fare rete può gestire e superare meglio i momenti di crisi, servendosi dell’esperienza dalle altre imprese partecipanti, oltre alla possibilità di operare eventualmente anche in contesti internazionali.

Dunque, il Contratto di rete rappresenta uno strumento privilegiato per le imprese di piccole-medie dimensioni dato che possono beneficiare dell’opportunità di realizzare obiettivi ambiziosi, attraverso la collaborazione in rete con le altre unità di produzione, senza rinunciare alla propria autonomia giuridica.

Il dettato normativo contenuto nel testo legislativo Legge n. 33/2009 prevede che a tale fine i contraenti si obbligano a:

  • collaborare in forme ed ambiti attinenti le attività delle imprese,
  • scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica,
  • esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

Novità normative sono state introdotte dal mese di giugno 2017 (legge 81/2017, il cosiddetto Jobs Act per lavoratori autonomi) secondo le quali i professionisti possono riunirsi in rete con le imprese oppure in consorzi e partecipare alle gare pubbliche e agli appalti.

Essenza del Contratto di Rete

La prima indicazione della norma è che non c’è un numero minimo di imprese per la costituzione della Rete; per fare una Rete possono bastare anche solo due aziende.

Il numero ottimale di imprese aderenti alla Rete dipende dall’oggetto della Rete stessa: se la rete di imprese ha per scopo lo scambio di informazioni commerciali, può risultare vantaggiosa una compagine piuttosto ampia di imprese, in modo tale che le informazioni, che ciascun partner della Rete può dare, possono risultare di interesse per gli altri.

Il contratto di rete di imprese deve prevedere inevitabilmente:

1) un programma comune (alle unità produttive che costituiscono la Rete);

2) una collaborazione tra le imprese della Rete.

Inoltre, il contratto di Rete può prevedere anche:

3) lo scambio di informazioni;

4) lo scambio di prestazioni (industriali, commerciali, tecniche, tecnologiche);

5) l’esercizio in comune di una o più attività.

La rete di imprese comporta la condivisione di alcune attività, che vanno definite nel contratto, e la realizzazione di tali attività “in collaborazione”.

Fondo Patrimoniale e il soggetto esecutore: elementi opzionali

La rete di imprese può avere un fondo patrimoniale, la norma testualmente afferma che “Il contratto può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso”.

Tale facoltà va considerata come un elemento di flessibilità ed anche di attrattività della Rete in termini di riduzione dei costi. Il legislatore non determina l’intensità della collaborazione delle imprese che appartengono ad una stessa Rete.

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