Cosa sono i PIR e come investire

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Come investire il risparmio?

Bella domanda a cui cerchiamo di dare una valida risposta: sul mercato esistono tantissime valide strategie e progetti di investimento che un potenziale risparmiatore può decidere di sottoscrivere.

Per questo occorre sempre valutare bene tutte le offerte reperibili, il loro potenziale, i vantaggi derivanti dal rendimento ed il loro grado di diversificazione. Tra le diverse alternative presenti sul mercato, i PIR, acronimo di Piani Individuali di Risparmio rappresentano una validissima alternativa e forma di investimento di medio-lungo termine da prendere in debita considerazione.

I Piani individuali di risparmio (Pir) stanno sempre più “trainando” la Borsa italiana, che dal mese di gennaio è una delle più performanti del continente, è quanto hanno osservato Gilberto Bassi, Manager di Copernico Sim, Pierluigi Lotti, consulente finanziario e Mario Fumei, Private banker in occasione del quarto e ultimo appuntamento “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi“, tenutosi al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi.
In questa guida cerchiamo di capire meglio che cosa sono i PIR, quali sono i soggetti che li offrono, come funzionano, i vantaggi, i rischi e la detassazione.


PIR: cosa sono e come funzionano

I PIR o Piani Individuali di Risparmio sono una forma di investimento a medio-lungo termine che assolvono ad una funzione di sostegno alla competitività del tessuto imprenditoriale italiano: si tratta di veicolare i risparmi dei nuclei familiari italiani verso le piccole-medie imprese italiane (PMI).

Infatti, i Pir possono essere sottoscritti solo dalle persone fisiche e non dalle persone giuridiche come le imprese e società; ogni singolo soggetto investitore può sottoscrivere un solo piano di risparmio.

In pratica, si tratta di una validissima e importantissima forma di investimento, di veri e propri “contenitori di strumenti finanziari” aventi l’obiettivo di rilanciare e sostenere la struttura portante dell’economia italiana: le imprese di dimensione “minore”.

Si tratta di fondi comuni di investimento che devono investire il 70% del loro capitale in strumenti sia azionari, sia obbligazionari di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e di questo 70%, il 30 % deve essere investito in aziende medio piccole che sono, poi, la stragrande maggioranza delle imprese italiane e che fanno più fatica a trovare accesso al credito e a sostenere la competizione globale“, è quanto ha commentato Gilberto Bassi, Manager di Copernico Sim in occasione dell’appuntamento “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi”, tenutosi al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi.

Una bella idea, dunque, tanto più che c’è l’aggiunta del ‘regalo’ dell’assenza di tassazione sui guadagni dopo cinque anni”. La capitalizzazione di Borsa in Italia infatti era di 418 miliardi nel 2016, e i Pir hanno raccolto circa 3 miliardi (con prospettive in netta crescita)” ha ulteriormente messo in evidenza lo stesso Bassi.

Per chi ha una disponibilità economica da investire nel medio-lungo termine può decidere di sottoscrivere i PIR per un lasso temporale di almeno 5 anni, con il vantaggio di azzerare l’imposta sui redditi generati dall’investimento dato che l’aliquota sarebbe al 26% e di beneficiare dell’esenzione delle imposte di successione e donazione.

Vantaggi dei Piani Individuali di Risparmio

I PIR sono strumenti finanziari che consentono ai risparmiatori di beneficiare della detassazione a patto di mantenerli per almeno cinque anni e fino ad un tetto massimo di 30 mila euro l’anno. In caso di estinzione anticipata, si deve fare attenzione dato che le tasse sono ugualmente dovute (e con gli interessi).

L’altro grande vantaggio e lato positivo derivante dalla disciplina dei PIR, contenuta nella legge di bilancio 2017, è quello di puntare a fornire un valido supporto e sostegno all’economia domestica costituita in prevalenza dal tessuto di piccole e medie imprese che oggi fanno fatica e hanno difficoltà rilevanti nell’accedere al credito bancario per via delle rules e standard sanciti a livello comunitario, i quali impongono requisiti stringenti nell’erogazione del credito.

Grazie alla sottoscrizione dei Pir, il soggetto risparmiatore può diversificare il rischio del portafoglio investimenti; infatti, è possibile investire in un’ampia gamma di strumenti finanziari: titoli azionari, bonds, conti correnti, fondi comuni, etc.

Infatti, almeno il 70% del portafoglio investimento deve essere destinato a asset finanziari quali titoli azionari e bonds emessi da aziende italiane e/o europee, aventi stabile organizzazione sul territorio nazionale e il rimanente 30% deve essere destinato ad un qualsiasi altro strumento finanziario quale conto corrente e/o deposito bancario.

Inoltre, la disciplina normativa consente che almeno il 21% del portafoglio sia investito in strumenti finanziari emessi da aziende diverse a quelle incluse nell’indice borsistico Ftse Mib. Grazie a questa previsione, ben si comprende che i risparmi si indirizzeranno verso le aziende di piccola dimensione come le listed companies quotate sul segmento STAR.

In tale modo, si viene a beneficiare di un portafoglio ben diversificato con diversi profili di rendimento/rischiosità e, con la previsione che non più del 10% del portafoglio sia da destinare a strumenti finanziari emessi da uno stesso soggetto.

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