Finanza pubblica: le opportunità del cloud computing

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Quando si parla di finanza digitale molto spesso si pensa e si fa riferimento al comparto dei servizi finanziari, bancari, creditizi concernenti il risparmio, la gestione mobiliare e dei fondi.

In effetti, però, Fintech attiene anche alla finanza pubblica ed al comparto della Pubblica amministrazione italiana, la quale ha dovuto attraversare una rivoluzione copernicana e telematica senza precedenti.

Le policies dell’innovazione italiana hanno tradizionalmente pensato più a digitalizzare processi esistenti, invece di utilizzare il digitale come leva di trasformazione economica e sociale.

Ma l’agenda digitale è invece un’occasione di trasformazione essenziale per il nostro Paese per perseguire i grandi obiettivi della crescita, dell’occupazione, della qualità della vita, della rigenerazione democratica.

Rilevante per la finanza pubblica e per il benessere della nostra società, sempre più cyber, è il porre al centro delle azioni i cittadini e le imprese, mediante la strategia e gli investimenti inerenti l’innovazione digitale.

Investimenti pubblici e strutturali che richiedono un dispendio di risorse finanziarie, le quali richiedono stanziamenti e sacrifici da parte della casse pubbliche statali e, in particolare, gravano pesantemente sulle tasse ed imposte a carico dei nuclei familiari italiani e delle imprese.

Agenda digitale della Pubblica Amministrazione italiana: quadro normativo

Interessante prima di procedere con la disamina delle strategie e politiche di innovazione contenute nell’Agenda Digitale, è richiamare, seppur sommariamente, i testi normativi cardine intorno ai quali ruota l’operatività strutturale ed i progetti messi a punto dalle nostre istituzioni statali e locali.

Il processo di digitalizzazione è trasversale e anche la strategia deve integrare il recepimento ed il dettato contenuto all’interno dei testi normativi di riferimento quali:

  • Legge n. 124 del 07/08/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” (G.U. n. 187 del 13 agosto 2015);
  • «Patto per la Salute» e le relative iniziative di e-Health del Ministero delle Salute;
  • piano della Giustizia Digitale in ambito civile e penale;
  • programma di riforma “La Buona Scuola” del MIUR;
  • strategia per la digitalizzazione delle imprese all’interno del PON competitività per Ie 8 regioni del SUD;
  • azioni per il digitale nell’ambito del PON Cultura e Sviluppo 2014-2020;
  • iniziative previste nel PON Governance-capacità istituzionale;
  • azioni relative al PON Metro per le Smart Cities and Communities;
  • strategia per la smart specialization per la ricerca, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo nazionale e regionale.

Digital Public Sector Revolution: punti chiave

Una ricetta nuova, dunque, che mette al centro le esigenze di modernizzazione, di investimento e di sviluppo digitale di cittadini e imprese italiane.

Per questo, strategia e la politica volta alla digitalizzazione dei servizi pubblici e delle istituzioni politiche, finanziarie si devono focalizzare su:

  • il coordinamento di tutti gli interventi ditrasformazione digitale e l’avvio di un percorso di centralizzazione della programmazione e della spesa pubblica in materia;
  • il principio di Digital First, attraverso lo switch-off della tipologia tradizionale di fruizione dei servizi al cittadino; la diffusione di cultura digitale e lo sviluppo di competenze digitali in imprese e cittadini;
  • la modernizzazione della pubblica amministrazione partendo dai processi, superando la logica delle regole tecniche e delle linee guida e puntando alla centralità dell’esperienza e bisogno dell’utenza;
  • un approccio architetturale basato su logiche aperte e standard, che garantiscano accessibilità e massima interoperabilità di dati e servizi;
  • soluzioni volte a stimolare la riduzione dei costi e migliorare la qualità dei servizi, contemplando meccanismi di remunerazione anche capaci di stimolare i fornitori a perseguire forme sempre più innovative di erogazione/fruizione dei servizi.

La presente strategia ha un carattere dinamico, per essere capace di adattarsi progressivamente agli scenari nel periodo di riferimento 2014-2020.

L’Agenzia per l’Italia digitale ne coordina l’attuazione con tutte le amministrazioni centrali e locali, e avvalendosi del supporto concreto e fattivo di tutte le Regioni e delle loro strutture sui territori.

Cloud Computing nel Public Sector: quali opportunità

La straordinaria portata innovativa del cloud computing ha completamente scardinato le modalità di approccio alle architetture IT, rendendo ineludibile, anche per le PA italiana, un iter conseguente per la trasformazione delle proprie infrastrutture e reti.

Il cloud, infatti, presenta questi principali vantaggi che devono essere visti come opportunità:

  • riduzione degli investimenti in hardware, software e supporto IT che vengono gestiti in outsourcing da infrastrutture / piattaforme / servizi in modalità laaS/SaaS;
  • iI Cloud Computing offrendo alle Amministrazioni Pubbliche la possibilità di condividere le infrastrutture IT, sposta gli investimenti verso lo sviluppo di nuovi servizi;
  • flessibilità e scalabilità delle risorse IT;
  • aumento delle prestazioni di calcolo del software;
  • gestione ottimizzata (centrale e locale) delle infrastrutture IT attraverso la virtualizzazione dei sistemi (desktop as a service);
  • gestione delle risorse ridondanti per aumentare la disponibilità e la velocità dei sistemi;
  • accesso unificato a tutti i database attraverso IAM (sistema per la gestione delle credenziali) con profilazione permessi utente;
  • riduzione dei consumi/costi d’energia (aspetto sensibile per le politiche di green economy).

Digitalizzazione e risorse finanziarie: trade-off

Il ritardo italiano sul fronte della rivoluzione telematica è un problema culturale fortemente generazionale e geografico: la popolazione italiana, di cui una grande percentuale è anziana, non utilizza i servizi internet nel Mezzogiorno, sia le imprese sia i cittadini, hanno competenze digitali più carenti rispetto al resto del Paese.

Le imprese più piccole, addirittura, palesano livelli di utilizzo dei servizi in rete inferiori a quelli delle famiglie.

Un deficit che compromette la competitività del nostro Paese e che questa strategia affronta sia con opportune politiche di coesione per lo sviluppo delle e-skills in grado di livellare le disparità, sia mediante soluzioni come il progressivo switch-off dei tradizionali canali di interlocuzione con la PA, per andare verso un percorso di innovation by law.

Ovviamente per poter fare decollare la nostra Pubblica Amministrazione dal punto di vista digitale, occorre reperire e stanziare risorse finanziarie, le quali richiedono sacrifici ed oneri di breve periodo. Ma, a fronte delle potenzialità che l’Italia può cogliere per il recente futuro in termini di risparmi e di qualità della vita di ogni cittadino ed impresa, ne vale davvero la pena investire risorse nella digitalizzazione del comparto pubblico italiano.

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Autore: Jacqueline Facconti

Dr.ssa FACCONTI JACQUELINE. Laurea magistrale in STRATEGIA, MANAGEMENT E CONTROLLO conseguita con votazione 110 e lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Web Editor e Web Content Manager, Redattore e cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione e merceologia. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista.

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