Guida utile alla tassazione delle operazioni di Trading

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Oramai compiere operazioni di trading è divenuta una moda per i dilettanti e un vero e proprio lavoro per chi ama il rischio e vuole essere un trader professionista ad ogni costo.

Vediamo in questa guida di chiarire la materia relativa alla parte fiscale e tributaria dei proventi ed utili derivanti dalle operazioni di trading: in particolare, la fonte normativa a cui si deve fare appello è la Circolare 71/E del 1° settembre 2016 in materia di Tassazione trading online mercato Forex ed operazioni binarie. La questione è abbastanza complessa ma la Circolare, comunque, chiarisce i caposaldi della disciplina tributaria.

Risoluzione Circolare 71/E del 2016 dell’Agenzia delle Entrate: tassazione nel trading

Ammettiamo che un certo soggetto, tramite regolari bonifici bancari ordinati alla propria banca, abbia investito alcuni risparmi in operazioni finanziarie sul mercato Forex e in Opzioni Binarie, presso broker internazionali attraverso piattaforme on line.

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La maggior parte dei suddetti broker sono localizzati nell’area UE (quali Cipro e Londra), mentre altri in località a fiscalità privilegiata (quali Seychelles e Nevis).  Avendo subìto delle perdite, l’istante vorrebbe poterle recuperare adottando il regime dichiarativo di cui all’articolo 5 decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.

Per fugare ogni dubbio di legittimità sulla deducibilità delle perdite stesse, l’istante chiede se tali perdite possono essere interamente recuperate nella dichiarazione fiscale dell’anno in cui sono state prodotte, indicando l’importo totale delle stesse e se è sufficiente conservare le dichiarazioni rilasciate dai vari broker, ove si evince l’investimento iniziale e la somma eventuale riscossa per l’operazione di trading, ovvero, nel caso di mancata riscossione rispetto l’investimento effettuato, la perdita subita.

L’istante chiede, inoltre, se può richiedere, ai broker presso i quali intrattiene i rapporti, l’applicazione regime del risparmio amministrato di cui all’articolo 6 del D.lgs. n. 461 del 1997, e se ci sono delle particolari formalità da rispettare per non incorrere in irregolarità di carattere fiscale nel caso in cui tale regime venisse applicato da broker situati in paesi Ue o Extra Ue e, in particolare, in paesi a fiscalità privilegiata.

Quale parere dell’Agenzia dell’Entrate in merito ai contratti conclusi sul Forex?

Riguardo ai contratti conclusi sul mercato FOREX, con la risoluzione 25 ottobre 2011, n. 102/E è stato chiarito che tali contratti devono essere ricondotti tra i rapporti di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.P.R 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) i cui redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono soggetti ad imposta sostitutiva – attualmente prevista nella misura del 26 per cento – a norma dell’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.

Per quanto concerne le opzioni binarie, la CONSOB nella Comunicazione n. DTC/DIS/DIN/12055030 del 2-7-2012 ha chiarito che le stesse “presentano una struttura simile a quella di una scommessa in quanto assicurano il pagamento di un importo predeterminato se l’evento (raggiungimento di un determinato livello di prezzo del titolo, indice o altro sottostante) si verifica, prima o entro una determinata scadenza temporale; nel caso in cui l’evento non si verifichi, l’“acquirente” l’opzione subisce la perdita di tutta la somma investita.”.

I Servizi della Commissione Europea, in risposta a specifico quesito circa la natura delle opzioni binarie, hanno chiarito che “le stesse in quanto contratti derivati regolati in contanti, appaiono riconducibili alla definizione di strumenti finanziari. Di conseguenza, le società che offrono servizi e attività di investimento in opzioni binarie dovrebbero essere autorizzate come imprese di investimento (ovvero banche)” ai sensi della direttiva 2004/39/Ce “MiFID”.

Come indicato dai Servizi della Commissione Europea, le opzioni binarie, contratti derivati regolati in contanti, rientrano nel novero degli strumenti finanziari di cui all’Allegato 1, sez. C della “MiFID”: di conseguenza, tutti i soggetti che intendono prestare servizi di investimento aventi ad oggetto opzioni binarie verso il pubblico (italiano) devono essere dotati della necessaria autorizzazione rilasciata dalle competenti Autorità.

Anche i redditi derivanti dalle opzioni binarie rientrano nelle fattispecie di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR, i cui redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono soggetti anch’essi ad imposta sostitutiva nella misura del 26 per cento.

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