Nessuna “stretta monetaria”: Mario Draghi non vuole cambiare la politica monetaria

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Mario Draghi conferma di voler seguire e proseguire l’attuale politica monetaria, nessun cambiamento in vista: “La politica monetaria della Bce è pienamente appropriata“, lo ha rilevato in un meeting tenuto all’Università Goethe di Francoforte.

Ripresa economica interna: nessuna “stretta monetaria” ha detto Draghi

Nonostante vi siano segnali positivi è ancora troppo presto per fare previsioni in merito all’inflazione; il presidente della Bce Mario Draghi alle continue richieste della Germania: “Al momento il riassestamento della nostra politica monetaria non è giustificato“. Per il governatore della Bundesbank Jens Weidmann è legittimo valutare se “togliere il piede dall’acceleratore“. La politica monetaria non può diventare prigioniera della politica finanziaria; lo stop alla politica espansiva, chiesto da Weidmann, dunque può attendere: “La ripresa Ue prende forza e si allarga, ma sull’inflazione è troppo presto per cantare vittoria“.

Draghi ha ammesso che la ripresa europea c’è: i consumi sono in rialzo e, anche, per il nostro Paese, le recenti statistiche pubblicate dall’Istat confermano che nel IV trimestre 2016 i consumi si sono accresciuti dello 0,5%, c’è crescita anche sul versante dell’occupazione e dei redditi da lavoro. La crescita registratasi lo scorso anno, non solo sulla Penisola italiana ma, anche in altri paesi flagellati dalla crisi come Grecia, Spagna e Portogallo, è stata trainata dalla domanda interna e dalla ripresa “labile” e timida dei consumi sul mercato domestico. A fronte di un più marcato rallentamento del commercio mondiale e dell’export, i consumi privati tedeschi sono cresciuti del 2%, mentre dall’export ha apportato un contributo molto più limitato. Anche Spagna e Francia hanno evidenziato buoni trend positivi in netto rialzo.

Istat: Outlook andamento economico Italia

Secondo la Nota economica pubblicata da ISTAT avente ad oggetto lo studio dell’andamento dell’economia internazionale e, in particolare di quella italiana, le prospettive dell’economia statunitense e dell’area euro rimangono positive in presenza di una stabilità degli scambi internazionali. In Italia l’andamento dell’attività economica risulta positivo, in un contesto di aumento della profittabilità delle imprese e di intensificazione dell’attività di investimento. I consumi delle famiglie sono in moderato aumento, sostenuti da una riduzione consistente della propensione al risparmio. La ripresa dei prezzi si mantiene circoscritta. Migliora la fiducia dei consumatori e delle imprese e l’indicatore anticipatore segnala il proseguimento dell’attuale ritmo di crescita dell’attività economica

Ora quello che occorre attendere, per comprendere meglio il trend dei consumi italiani, sono gli effetti delle recenti spinte inflazionistiche. La fragilità della timida ripresa ha un impatto diretto sul sistema industriale. Confesercenti ha stimato che nel 2016 il settore ha registrato “una diminuzione delle vendite di circa 7,7 miliardi, vale a dire oltre 300 euro di spesa in meno per famiglia”. Nonostante lo scenario in timida ripresa, tuttavia, occorre considerare il fatto che la crisi non è ancora superata del tutto: Forti sono i rischi geopolitici e la frenata sull’inflazione, in sintesi: niente “stretta monetaria”.

Previsioni euro dollaro dopo la decisione di Draghi

Lo scenario attuale, nel mese di aprile, relativamente al cambio euro dollaro è ribassista e dal punto di vista dell’andamento previsionale mensile abbiamo buone probabilità che vi sia una continuazione della tendenza ribassista. Il discorso di Mario Draghi della BCE ha prodotto una grande oscillazione: ad oggi il cambio euro dollaro è in discesa a 1,0591 con una variazione negativa di -0,0053 (-0,50%) (data di chiusura 7 aprile 2017). Mentre, a marzo il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro si è leggermente apprezzato rispetto febbraio (+0,4%), risentendo dell’incertezza riguardo all’evoluzione della politica fiscale dagli Stati Uniti. Nello stesso periodo, le quotazioni del Brent hanno subito un deciso peggioramento, scendendo in media a 52,5 dollari al barile (-6,3%). Nel corso del 2017 è attesa una moderata crescita del prezzo del greggio in relazione ai segnali incerti sulle scelte di produzione dei paesi produttori.

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Autore: Jacqueline Facconti

Dr.ssa FACCONTI JACQUELINE. Laurea magistrale in STRATEGIA, MANAGEMENT E CONTROLLO conseguita con votazione 110 e lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Web Editor e Web Content Manager, Redattore e cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione e merceologia. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista.

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