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Tassazione Criptovalute: Guida fiscale e dettagli Agenzia delle Entrate

Sei un trader ed un investitore che eserciti attività di trading con Bitcoin e criptovalute? Bene, allora segui questa guida fiscale: imparerai a rispondere ai seguenti quesiti “Devo pagare le tasse per i capital gain derivanti dall’attività di negoziazione BTC e Criptovalute? Come funziona la tassazione delle plusvalenze derivanti dal trading online sull’asset Bitcoin e Altcoin? Cosa dice a tal proposito l’Agenzia delle Entrate su Bitcoin e valute digitali paritarie?”

Si tratta di quesiti che fino a qualche tempo fa non destavano alcuna preoccupazione da parte dei trader ed investitori che decidevano di fare trading con criptovalute, ma oggi con l’inasprirsi dei controlli fiscali e con l’intervento dell’Agenzia delle Entrate la tassazione sui capital gain derivanti dal BTC e altre valute digitali ha trovato una sua disciplina chiara e trasparente.

In Italia l’intervento legislativo con relativa Circolare pubblicata da Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti interessanti e si può dire che la fiscalità derivante dal fare trading di criptomonete per le persone fisiche sia estremamente vantaggiosa e conveniente.

Non esiste una legislazione specifica e rigorosa per le valute digitali paritarie, ma vi sono vari interpelli fatti da privati al Fisco italiano le cui risposte sono pubbliche e sempre concordanti.

Questa guida fiscale dedicata alla normativa tributaria dei capital gain derivanti dall’attività di negoziazione del Bitcoin e delle monete digitali ti fornisce tutti i chiarimenti utili per essere in regola con il Fisco italiano in materia di trattamento fiscale sulle plusvalenze derivanti dall’attività di compravendita di valute digitali come il Bitcoin e le Altcoin.

Trattamento fiscale Pluvalenze Trading Criptovalute Persone Fisiche

Con la Risoluzione 02/09/2016 n° 72 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate sono stati forniti interessanti chiarimenti sul trattamento fiscale della moneta virtuale Bitcoin e valute digitali paritarie.

Il Bitcoin e le altre criptovalute, dal punto di vista del trattamento tributaria, sono equiparati alla moneta estera: acquistare BTC o ETH o DASH equivale per il Fisco Italiano all’acquisto di dollari americani, o di franchi svizzeri.

Se i movimenti di denaro per le operazioni di cambio non eccedono il valore 51.645€ nell’arco di 7 giorni, la compravendita di asset virtuali non deve essere considerata un’attività speculativa; dunque, il contribuente-trader non deve dichiarare all’Agenzia delle Entrate il capital gain.

Nel caso in cui si movimenti un valore superiore ai 51.645€, l’Agenzia delle Entrate è concorde con il fatto che si tratti di un’attività di compravendita avente il chiaro intento speculativo. Pertanto, in questi casi il trattamento fiscale è il medesimo a quello applicato sulle rendite finanziarie derivanti dalle attività che avvengono sui mercati FOREX, ovvero l’applicazione del 26% sulla plusvalenza.

Questo trattamento fiscale vale per le Persone Fisiche, c’è da domandarsi quale sia la tassazione applicabile alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali.

Trattamento fiscale Pluvalenze Trading Criptovalute Persone Giuridiche

La Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate, con la medesima Risoluzione n° 72/E del 2 settembre 2016, ha fornito chiarimenti e delucidazioni in merito ai soggetti (Persone Giuridiche) esercenti attività di brokeraggio o di intermediazione nell’acquisto e nella vendita di Bitcoin o di altre criptovalute.

L’Agenzia delle Entrate, richiamando i principi espressi dalla Corte di Giustizia UE (C – 264/14), sotto il profilo delle imposte indirette (Iva) specifica che “le operazioni che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale BTC […] costituiscono prestazioni di servizio a titolo oneroso”  e continua indicando che l’attività di intermediazione di valute tradizionali con Bitcoin o ogni altra criptovaluta costituisce attività “rilevante” sia ai fini Iva che per le imposte dirette.

È pacifico richiamare l’articolo 135, paragrafo 1, lettera a) della Direttiva 2006/112/CE il quale sancisce che “la valuta virtuale Bitcoin non abbia altre finalità, oltre a quello di un mezzo di pagamento e che essa sia accettata a tal fine da alcuni operatori”, di conseguenza tali operazioni, per quanto concerne l’Iva, sono da qualificarsi come esenti (art. 10, comma 1, n° 3, D.P.R. n° 633/72).

Ai fini della tassazione diretta, il Fisco italiano ritiene che la società “debba assoggettare i componenti di reddito derivanti dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di Bitcoin, al netto dei relativi costi inerenti a detta attività”.

Gli elementi reddituali (positivi o negativi) concorrono a formare la base imponibile dell’attività di intermediazione esercitata “soggetta ad ordinaria tassazione ai fini Ires (ed Irap)”.

Inoltre, “il guadagno (o la perdita) di competenza della società è rappresentato dalla differenza tra quanto anticipato dal cliente e quanto speso dalla società per l’acquisto o tra quanto incassato dalla società per la vendita e quanto riservato al cliente”.

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About Jacqueline Facconti

Dr.ssa FACCONTI JACQUELINE. Laurea magistrale in STRATEGIA, MANAGEMENT E CONTROLLO conseguita con votazione 110 e lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Web Editor e Web Content Manager, Redattore e cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione e merceologia. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista.

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