Indagine della Sec su Coinbase: token ritenuti titoli

Lente di ingrandimento sulle quotazioni di Coinbase relative a criptovalute che secondo la Sec sarebbero dovuti essere registrati come titoli

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La Sec, Securities and Exchange Commission, l’organo di vigilanza deputato al controllo della Borsa Valori statunitense, ha acceso i riflettori su Coinbase, uno degli exchange più importanti al mondo che consente ai trader di investire in criptovalute.

La scorsa settimana, la Sec ha aperto un’indagine su uno dei migliori exchange di criptovalute, reo secondo l’accusa di aver quotato token che in realtà sarebbero dovuti essere registrati come titoli.

L’indagine è partita dopo l’arresto di un ex dipendente di Coinbase e 2 suoi collaboratori, presunti colpevoli di frode e pertanto la Sec ha valutato la possibilità di estendere l’indagine anche sull’exchange.

Secondo la Securities and Exchange Commission, Coinbase avrebbe listato 7 criptovalute che l’organo di vigilanza considererebbe titoli finanziari.

Se così fosse, Coinbase verrebbe accusata di frode, tuttavia l’exchange si difende con un comunicato pubblicato sui canali social ufficiali rispedendo al mittente le accuse considerate infondate.

Sec contro il mondo delle criptovalute

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La Securities and Exchange Commission che dovrebbe vigilare sui titoli finanziari, sembra avere un atteggiamento molto aggressivo su tutto quello che ruota intorno al mondo delle criptovalute, senza risparmiare neppure Coinbase, uno dei più importanti protagonisti del settore.

Entrando nello specifico, le accuse sembrerebbero trovare basi normative su delle leggi datate anni ’30 e mai aggiornate con le nuove evoluzioni dei mercati finanziari.

Accantonando l’evidente esigenza di dover necessariamente procedere all’aggiornamento delle leggi in materia finanziaria, vecchie di quasi 100 anni, cosa potrebbe rischiare Coinbase?

Ad oggi sembrerebbe non essere chiamato in giudizio, dato che la Sec ha ad oggi effettuato l’indagine solo su 9 token che secondo la commissione sarebbero dovute essere dichiarati come titoli finanziari.

7 di questi 9 token sono quotati su Coinbase e di conseguenza l’exchange potrebbe essere chiamato in causa per difendersi dall’accusa di frode, un’azione che ancora oggi non sembra essere ufficialmente avvenuta.

Tuttavia, non è mancata la risposta di Coinbase sul suo canale ufficiale Twitter, in un post che porta la firma del chief legal officer, Paul Grewal, il quale dichiara l’exchenge estraneo ai fatti e si rende disponibile a collaborare con la Sec per risolvere ogni eventuale problema.

La Sec non è nuova di queste azioni aggressive. Già si rese protagonista di azioni contro Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH), considerate dalle commissione dei titoli e non criptomonete, oltre ad aver già intrapreso alla fine del 2020 un’azione legale da 1,3 miliardi di dollari contro Ripple (XRP).

Le mosse impetuose della Sec sembrano avere radici all’interno politica statunitense che, viste le battaglie agguerrite della commissione contro le monete digitali, ha deciso di estrometterla dal settore delle criptovalute attraverso una proposta di legge.

Cosa rischia Coinbase

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Considerando le misure adottate dalla politica degli Stati Uniti e le prove della Sec contro Coinbase basate sostanzialmente su un quadro normativo degli anni ’30, i rischi per l’exchange sembrano rasentare lo zero.

Oltretutto, la società è quotata al Nasdaq e pertanto soggetta a rigidi controlli da parte degli organi di vigilanza che rendono vani eventuali tentativi di frode.

La trasparenza per la società di criptovalute è non solo un obbligo ma pressoché un’assoluta necessità, per evitare di incappare in rischi deleteri per la sua quotazione in Borsa.

Per non parlare delle conseguenze di un’eventuale indagine della Sec che rischierebbe comunque di infliggere un duro colpo sull’andamento delle azioni Coinbase, anche se l’exchange dovesse risultare libero dalle accuse.

Achille Bellelli

Imprenditore tech e investitore indipendente, esperto in criptovalute e strumenti di trading speculativo. Scrive per FinanzaDigitale e altri magazine economici.

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