Domani il D-Day: il Premier Draghi tra dimissioni e conferma. Rischi e conseguenze

Previsto per domani al Senato il voto di fiducia al Governo Draghi dopo la rottura con l'ex Premier 5 Stelle Conte e la crisi politica innescata.

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Ore decisive per la politica italiana, al centro di un ciclone che ha messo in discussione l’attuale assetto del Governo nato dopo il fallimento del Conte-bis.

Proprio l’ex Premier Conte, attuale presidente che guida il Movimento 5 Stelle, non ha partecipato al voto sul Decreto Aiuti, sia alla Camera che al Senato, innescando una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Come conseguenza di ciò, immediate sono state le dimissioni presentate dall’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, conscio dei rischi e delle conseguenze di perdere il timone del Governo in un momento così difficile e delicato, non ha accettato le dimissioni ed ha rimandato al Parlamento il voto di fiducia.

Una grave crisi politica in un momento molto delicato

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1.600 sindaci pro-Draghi, testate giornalistiche europee e presumibilmente la maggioranza dell’attuale parlamento italiano insistono nel voler confermare Draghi alla guida del Governo.

Si tratta di un periodo particolarmente delicato, minacciato dall’inflazione galoppante, dal conflitto tra Russia ed Ucraina, dall’incremento dei prezzi e dallo spauracchio della recessione.

Una fase in cui la politica italiana dovrebbe mostrarsi unita e compatta per parare i duri colpi delle conseguenze delle suddette piaghe, invece si percepisce l’apertura anticipata di una deleteria campagna elettorale che rischierebbe di recare duri colpi all’economia del Paese.

Non solo il Decreto Aiuti e tutte la misure governative messe in atto dal Governo (incluso il recente accordo con l’Algeria per la fornitura di 20 miliardi di mc di metano), ma in ballo ci sono anche i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza pari ad oltre 200 miliardi di euro, per i quali l’Europa pretende garanzie.

Una fase cruciale che necessita di stabilità politico-amministrativa, come sostengono le maggiori testate europee come il Financial Times.

Voto di fiducia o elezioni anticipate

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L’assetto politico sembra essersi già rotto, anche se appariva scheggiato sin da subito.

Il centrodestra forte del suo alto consenso popolare previsionale mira alle elezioni anticipate che potrebbero essere programmate già per il prossimo mese di ottobre, mentre il centrosinistra punta a mantenere l’attuale Governo per presentarsi alle prossime elezioni nel 2023.

Il Movimento 5 Stelle che nell’ultima tornata elettorale è stato il partito più votato d’Italia con circa il 33% di voti, oggi si attesta solo all’11% e le spaccature interne tra Grillo, Conte e Di Maio peggiorano solo la situazione.

Appare chiaro l’intento dell’ex Premier Conte, oggi alla guida dell’M5S, di passare all’opposizione per incrementare la percentuale di consensi e rilanciare il Movimento.

Tuttavia, il Presidente del Consiglio Mario Draghi non sembra essere disposto a subire i giochi politici e per tale motivo ha presentato immediatamente le sue dimissioni che il Mattarella ha rigettato e rimesso al Parlamento per salvaguardare l’attività politico-amministrativa dell’Italia.

Il voto di fiducia in programma domani potrebbe anche non garantire la continuità del Governo e non è detto che in caso di fiducia da parte del Parlamento il Premier possa fare un passo indietro e ritirare le sue dimissioni.

La reazione dei mercati in vista del voto di fiducia

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In un momento così delicato, i mercati si mostrano cauti ed attendono l’evolversi della situazione politica che vede domani il voto di fiducia al Governo.

Un eventuale crollo del Governo potrebbe comportare su Piazza Affari e su Btp vendite per circa 200 miliardi di euro, come prevedono i maggiori esperti analisti.

Già è possibile notare un andamento negativo dell’FTSE Mib che ha perso il -3,4% e bruciato 20 miliardi di capitalizzazione alla notizia delle dimissioni di Draghi lo scorso giovedì 14 luglio.

Anche il cambio euro-dollaro sembrerebbe essere fortemente condizionato dalle evoluzioni del Governo Draghi. Dopo aver raggiunto la parità, l’euro è andato sotto subito dopo le dimissioni di Draghi e leggermente risalito in vista di una possibile conferma del Governo.

Non rimane altro che attendere il voto di fiducia di domani per capire meglio come reagiranno effettivamente i mercati e quali saranno le sorti del nostro Paese.

Achille Bellelli

Imprenditore tech e investitore indipendente, esperto in criptovalute e strumenti di trading speculativo. Scrive per FinanzaDigitale e altri magazine economici.

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