Eni: il ricalcolo dei profitti pesa sul bilancio (e in borsa)

Il ricalcolo della tassa sugli extraprofitti ha determinato un calo del -4% sull'andamento del titolo in Borsa

eni descalzi extraprofitti

In base alla tassa sugli extraprofitti introdotta dal Governo, Eni (MIL: ENI) ha dovuto rifare i conti, dai quali emerge un contributo triplicato che pesa per 1,4 miliardi di euro.

Una tassa fortemente voluta dal Governo Draghi attraverso il Decreto Aiuti per sostenere le famiglie italiane che hanno subito il forte incremento dei prezzi sull’energia.

A dettare le esatte misure attuative del Decreto che imponeva la tassa sugli extraprofitti è stata l’Agenzia delle Entrate che ha imposto una nuova integrazione a carico di Eni, dal cui nuovo computo emerge un rialzo del contributo da versare che passa da 550 milioni di euro a 1,4 miliardi euro.

Uno scarto quasi triplicato che pesa anche sull’andamento del titolo in Borsa, il cui valore delle azioni perde il -4,1% su Piazza Affari.


L’Agenzia delle Entrate sugli extraprofitti di Eni

Claudio Descalzi  Eni tassa extraprofitto

Il Gruppo guidato da Claudio Descalzi ha richiesto un interpello all’Agenzia delle Entrate, in quanto alcune delle entrate registrate da Eni non rientrano nel requisito di territorialità imposto dal Decreto Aiuti e derivano da entrate all’estero.

Tali entrate non derivanti da attività svolte in Italia non dovrebbero essere conteggiate ai fini del calcolo e dell’erogazione della tassa sugli extraprofitti.

Di diverso avviso l’Agenzia delle Entrate che ha calcolato l’aliquota di Eni al 25%, applicando il decreto legge 50/2022 denominato Decreto Aiuti che riguarda il il periodo ottobre-aprile 2021 in rapporto al periodo ottobre-aprile 2020.

Eni passa quindi da un’aliquota al 10% ad un’aliquota al 25%, per rispettare quanto imposto dal Governo Draghi circa la tassa sugli extraprofitti a quelle aziende che hanno tratto beneficio dagli aumenti di luce e gas.

Secondo quanto stabilito dal decreto governativo, le imprese interessate avrebbero dovuto versare il 40% entro e non oltre il 30 giugno 2022, per poi ottemperare al saldo finale entro e non oltre il 30 novembre del corrente anno.

Le critiche sulla tassa extraprofitto

Le critiche sulla tassa extraprofitto

Molte aziende hanno criticato la tassazione imposta dallo Stato e non hanno rispetto quanto imposto dal Governo, come si evince da quanto incassato dallo Stato lo scorso 30 giugno. Quasi 1 miliardi di euro su circa 4,2 miliardi euro previsti.

Per un’azione più incisiva, il Governo ha integrato delle novità nel Decreto Aiuti bis, inserendo misure più stringenti che obbligano le aziende interessate a regolarizzare quanto dovuto entro e non oltre il 31 agosto 2022 e il versamento di una penale pari al 60% di quanto non corrisposto a partire dal 1° settembre.

Nonostante Eni abbia saldato quanto dovuto entro il termine perentorio del 31 agosto, non sono mancate critiche sulla tassa extraprofitto che secondo le aziende coinvolte non dovrebbero essere “extratassate” sulle attività all’estero.

Eni (MIL: ENI) ha registrato un incremento del +700% nell’ultimo semestre, ma secondo quanto dichiarato dal suo cfo Francesco Gattei agli organi di informazione, non si tratta di extraprofitti ottenuti interamente in Italia, bensì vendite di petrolio e gas naturale all’estero in qualità di azienda produttrice.

Jacopo Marini

Trader, opinionista ed esperto di mercati azionari e criptovalute. Uno dei primi investitori in Italia a credere in Bitcoin e diventarne un profondo conoscitore. Collabora con FinanzaDigitale dal 2014.

Lascia un commento