Flash crash sulle borse UE, l’errore di un trader di Citigroup. Ecco cosa è successo

Spiegati i motivi del crollo del mercato azionario europeo che ha interrotto temporaneamente gli scambi

Nella giornata di ieri, lunedì 2 maggio, il mercato azionario europeo ha subito un crollo determinato da uno tsunami di vendite registratosi pochi minuti prima dell’apertura dei mercati, alle ore 9.57.

Mentre il FTSE Mib ha registrato un calo del 3,25%, ben più negativi sono stati i dati giunti dal Nasdaq Nordic, dove l’Omx 30 è crollato fino a raggiungere l’8%.

Una situazione che in primo momento sembrava trovare motivazione sui rischi derivanti dai risultati economici negativi provenienti dalla Cina e dalle sanzioni imposte sul petrolio russo.

Tuttavia, il crollo è stato talmente repentino che sono scattati subito i controlli per accertare le cause che hanno comportato tale situazione e sono stati immediatamente attivati le misure di protezione.

Dalle indagini interne è emerso che si è trattato un errore umano causato da uno dei trading desk di Citigroup di Londra che ha causato il flash crash.


Cos’è un flash crash?

Con il termine flash crash si indica una particolare situazione in cui si verifica un crollo improvviso dei mercati, come quello avvenuto nella mattina di ieri.

Non è la prima volta che accade; il 6 maggio del 2010 Wall Street subì per la prima volta un calo drastico dei titoli che in un brevissimo arco temporale, tra le 14:42 e le 15:07, causò il crollo del Dow Jones e del Nasdaq.

La causa del 2010 fu un errore del sistema informatico, quanto accaduto nella mattinata di ieri invece, dopo le indagini effettuate dagli organi di controllo e le conferme arrivate dalla stessa Citigroup, pare si tratti di un errore umano che per gli addetti ai lavori viene definito fat finger, tradotto letteralmente “dito grasso”.

Errore di trading, le Conseguenze sui mercati

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Nasdaq ed Euronext, responsabili delle Borse europee, hanno subito attivato i controlli per le verifiche del caso e sono stati temporaneamente sospese le negoziazioni, ad esclusione di Nasdaq che non ha ritenuto opportuno bloccare gli scambi.

Tuttavia i dati emersi dal crollo dei mercati europei sono in alcuni casi significativi ed hanno comportato perdite che hanno raggiunto anche gli 8 punti percentuali.

L’Omx ha subito le perdite più disastrose che hanno sfiorato l’8%, mentre l’indice danese si è fermato al 6%; in entrambi i casi si è registrato un recupero che tuttavia ha portato ad una perdita del 2%.

Sul lato Euronext, l’olandese Aex ha perso il 3%, così come il francese Cac 40 e il FTSE Mib; ad aver subito di più è stato il belga Bel 20 che ha superato il 5% di perdite.

In tutti i casi si è potuta apprezzare una lenta risalita che ha portato gli indici europei a chiudere le negoziazioni con perdite che non hanno superato l’1%.

Pur trattandosi di un errore umano involontario, le perdite registrate possono raggiungere facilmente perdite disastrose per milioni di dollari e non è certamente la prima volta che accade.

Anche nel 2009 un errore umano sulle negoziazioni del greggio causò perdite per circa 520 milioni di dollari, mentre nel 2012 un problema sul sistema informatico della società Knight Capital ha prodotto milioni di operazioni finanziarie, mandando in fumo oltre 440 milioni di dollari.


Volatilità ed eventi inaspettati, opportunità per chi fa trading

Situazioni disastrose che costano cifre da capogiro, ma che non sono deleterie per tutti.

Basti pensare ai trader interessati ad investire in Borsa che potrebbero cogliere il flash crash come una ghiotta opportunità per far fruttare i risparmi operando sulle piattaforme di trading.

Un’attività speculativa rischiosa, ma che potrebbe offrire interessanti possibilità di guadagno.

Jacopo Marini

Trader, opinionista ed esperto di mercati azionari e criptovalute. Uno dei primi investitori in Italia a credere in Bitcoin e diventarne un profondo conoscitore. Collabora con FinanzaDigitale dal 2014.

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