La “Trappola” del Bitcoin: rischio riciclaggio?

Non dovremmo sorprenderci del fatto che il Bitcoin comporti una continua corsa sfrenata e speculativa da parte dei trader e degli investitori, date le sue straordinarie performance nella quotazione. Bitcoin è una moneta virtuale open source, decentralizzata e peer-to-peer che affascina e fa parlare di sé continuamente.

Attrae l’attenzione dei media, degli analisti finanziari e dei piccoli risparmiatori, ma il maggiore problema che interessa la valuta digitale è che gli speculatori si sono lanciati in una corsa sfrenata interminabile che potrebbe alimentare una “bolla speculativa.

Non solo, un altro problema ancora più allarmante che sta interessando il Bitcoin riguarda il rischio di un continuo “riciclaggio invisibile”. Non a caso i recenti fatti di cronaca ne confermano il reale rischio e la possibilità di un utilizzo pedissequo per pagare stupefacenti e armi illegali.

Bitcoin: allarme “riciclaggio”, il caso di Alexander Vinnik

Il Fisco italiano è continuamente impegnato nella continua lotta contro l’evasione fiscale, monitora i conti correnti e tutte le transazioni concluse mediante il pagamento con assegni, carte di credito o bonifici bancari.

Con il Bitcoin tutto ciò non è possibile: in un mondo di narcotrafficanti, di terroristi e di mafie, il rischio che la criptovaluta possa essere utilizzata per pagare droga, armi illegali o per riciclare denaro “sporco” non è infondato ed è costantemente all’ordine del giorno.

A confermarlo è anche il recente caso di Alexander Vinnik, accusato di aver riciclato miliardi di dollari in valuta virtuale BTC: l’uomo sarebbe al centro di un vero e proprio “braccio di ferro giudiziario” tra gli Usa e la Russia che ne avrebbe chiesto l’estradizione per reati minori.

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Gli USA avrebbero accusato Vinnik di aver riciclato ben 4 miliardi di dollari provenienti da narcotraffico, hackeraggio di conti correnti bancari e frutto di evasione fiscale su scala internazionale attraverso la BTC-e, una delle più grandi borse di cambio di valuta digitale esistenti al mondo.

Vinnik è stato arrestato nel mese di luglio scorso su richiesta delle autorità USA mentre si trovava in vacanza con la sua famiglia in Grecia.

Lo stesso ha negato il coinvolgimento nella frode in Bitcoin e si è opposto all’estradizione negli Stati Uniti; il Dipartimento di Giustizia degli USA ha specificato i capi di imputazione su Vinnik: riciclaggio di denaro sporco, cospirazione e transazioni monetarie illegali. Accuse che possono portare a condanne fino a 20 anni di carcere.

I pericoli “insiti” nel Bitcoin

Quello di Vinnik è uno dei tanti casi eclatanti che, negli ultimi anni, sta determinando la reale insorgenza di una serie di rischi legati alla conclusione di migliaia di trattative illecite e di pericolose infiltrazioni criminali nel mondo del narcotraffico e del terrorismo internazionale.

Dunque, i timori che il Bitcoin possa essere utilizzato per scopi non propriamente leciti ed in operazioni poco trasparenti ed ai limiti della legalità, non sono di certo infondati e derivano dalle caratteristiche peculiari della crypto.

Infatti, il BTC come le altre valute digitali è decentralizzata, non è emessa o controllata da alcuna Banca Centrale, il suo anonimato e la difficoltà di garantire la fonte di finanziamento apre un terreno fertile per favorire l’afflusso di denaro da attività illecite.

Infatti, le monete virtuali possono essere nascoste con una certa facilità, per questo sono maggiormente apprezzate dai criminali informatici.

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Il World Drug Report delle Nazioni Unite ha messo in evidenza come le reti di trafficanti di droga e le altre organizzazioni criminali ricorrono al Bitcoin e valute virtuali per mascherare un’attività illegale.

I difensori della moneta assicurano che, a parte alcuni casi, i soldi in contanti continuano e continueranno ad essere maggiormente preferiti dalle organizzazioni criminali per sostenere le loro attività illecite.

 

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