Meta obbligata a vendere Giphy: l’antitrust britannica annulla l’accordo di acquisizione

L'antitrust del Regno Unito ha annullato a Meta l'accordo di acquisizione di Giphy, il più grande database di gif al mondo

meta vende giphy

L’antitrust del Regno Unito ha obbligato Meta a vendere Giphy, la più grande piattaforma di gif acquisita da Zuckerberg nel 2020, accusando il gigante del digitale di aver tagliato la fornitura di gif alla concorrenza.

Meta Platforms, la holding che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp ha perso il ricorso in appello e sarà costretta a tornare indietro, annullando l’acquisto di 2 anni prima per 400 milioni di dollari.

Non era mai accaduto fino ad oggi che l’autorità per la tutela del libero mercato bloccasse un’acquisizione già effettuata. Ancora una volta, il tribunale non è stato così indulgente con Zuckerberg.


I motivi che obbligano Meta a vendere Giphy

I motivi che obbligano Meta a vendere Giphy

L’antitrust britannica ha accusato Meta Platforms di aver significativamente ridotto o addirittura cancellato la disponibilità delle gif per il libero mercato.

Dal momento in cui Meta acquisisce la totalità del più grande database di gif al mondo, compromette totalmente o quasi la sua disponibilità ai competitors, almeno secondo quanto emerso dalla sentenza del CMA, Competition and markets authority, del Regno Unito.

L’importante potere di mercato di Meta ha spinto l’antitrust britannica ad annullare l’acquisizione ed obbligare quindi la holding a vendere la piattaforma Giphy per garantire la libera concorrenza sulle gif.

Un primo giudizio avvenne già nel 2021 dal CMA che obbligava Meta alla vendita di Giphy, ma il ricorso in appello avrebbe potuto consentire al colosso del web di ribaltare la sentenza.

Una speranza spenta nel giugno del 2022 dal tribunale britannico che ha respinto il ricorso di Meta ed imposto la vendita della piattaforma Giphy.

Da Giphy a Instagram e WhatsApp

Da Giphy a Instagram e WhatsApp

Sulla carta, per Zuckerberg, perdere Giphy è economicamente cosa da poco.

Non si tratta certamente della più grande acquisizione della storia di Meta Platforms, anzi: i 400 milioni spesi per comprare Giphy appaiono meno importanti se paragonati a quanto speso per altre operazioni finanziarie più significative.

Basti pensare che l’acquisizione di Instagram richiese un impegno economico pari a 1 miliardo di dollari, mentre l’acquisto di WhatsApp comportò l’esborso monstre di ben 19 miliardi di dollari a carico dell’allora Facebook Inc.

La sentenza su Giphy è stata ormai emessa e Meta non dovrà fare altro che accettare il giudizio del tribunale del Regno Unito.

Eppure la difesa di Mark Zuckerberg ha tentato (in maniera forse un po’ maldestra) di considerare Giphy e le gif obsolete e fuori moda, per le quali nessuna società avrebbe presentato un’offerta.

Certamente il mercato delle gif appare ormai superato e i dati registrati da Giphy sono in netto calo, tuttavia il CMA ha puntato in dito sulla netta predominanza sul mercato pubblicitario che Meta detiene nel Regno Unito.

Entrando nello specifico, si tratta della metà dei 7 miliardi di sterline che la holding controlla all’interno della fetta di mercato pubblicitario su display in Gran Bretagna.

Inoltre, secondo l’antitrust, proprio per la sua assoluta predominanza nel mercato delle gif, Meta Platforms avrebbe potuto ottenere da competitors come TikTok dati sensibili sugli utenti registrati allo scopo di concedere l’accesso alle gif.

Non sembra proprio essere un buon momento per la holding di Mark Zuckerberg, costretta già a subire ricavi in calo per la prima volta nella sua storia a causa dell’alta volatilità dei mercati internazionali.

Tuttavia, in attesa dei dati del prossimo trimestre 2022 che giungeranno il 26 ottobre, il valore delle azioni di Meta Platforms (NASDAQ: META) potrebbe registrare ulteriori ribassi e potrebbe essere un’interessante opportunità di investimento ad un prezzo più vantaggioso, in vista di possibili rialzi futuri.

Achille Bellelli

Imprenditore tech e investitore indipendente, esperto in criptovalute e strumenti di trading speculativo. Scrive per FinanzaDigitale e altri magazine economici.

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