Prezzo del petrolio crolla sotto i 100 dollari: Aie lancia allarme crisi energetica

Lo spauracchio della recessione, i lockdown in Cina e i ritardi sull'approvvigionamento rischiano di peggiorare la crisi energetica globale

Il prezzo del petrolio crolla del -4% sotto i 100 dollari e le cause sembrano essere imputabili all’aumento dei casi di contagio da Covid-19 che stanno portando la Cina verso nuovi lockdown.

Il pericolo di una recessione che potrebbe coinvolgere l’intero globo e il sempre più difficile reperimento delle materie prime potrebbero aggravare ulteriormente la situazione rendendola allarmante.

Se ciò non bastasse, la grave situazione conflittuale tra Russia ed Ucraina potrebbe causare una crisi energetica mondiale, dato che la Russia è il più importante fornitore di petrolio e gas naturale, oltre ad essere protagonista del mercato delle materie prime.


L’Aie lancia l’allarme sulla crisi energetica

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Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha espresso tutte le sue preoccupazione in merito all’attuale situazione energetica che si preannuncia allarmante.

Secondo quanto riportato dagli organi di informazione internazionale, il direttore Birol è intervenuto durante un forum sull’energia in programma a Sydney, esprimendo la sua totale preoccupazione sull’allarmante situazione energetica attuale e sulle previsioni che rischiano un serio peggioramento.

In particolare Birol ha sottolineato come la grave crisi internazionale potrebbe compromettere in maniera irreversibile la fornitura di petrolio e gas naturale per il prossimo inverno e l’Europa sembra essere il soggetto più a rischio data la forte dipendenza dalla Russia.

L’allarme di Birol e le misure del G7

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Una delle proposte sul tavolo del G7 per arginare la crisi energetica è imporre un tetto al prezzo del petrolio russo.

In questo modo si potrebbe tentare di garantire le forniture di petrolio e gas naturale, ma allo stesso tempo si attuerebbe il piano strategico di ridurre le entrate economiche di Mosca, nel tentativo di porre fine all’invasione russa in Ucraina.

Una situazione senza dubbio complicata che rischia di aggravarsi ulteriormente e il direttore Birol sembra appoggiare l’ipotesi del G7, ma sarebbe limitante concentrarsi solo ed esclusivamente sul petrolio e sul gas naturale.

Secondo Birol, il G7 dovrebbe integrare anche i prodotti raffinati, fondamentali per garantire una quanto più equilibrata stabilità internazionale che rischierebbe di peggiorare già nei prossimi mesi.


La produzione del petrolio e il suo prezzo

barili petrolio

L’Opec, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio si trova ancora indietro rispetto agli obiettivi programmati circa la produzione di greggio.

Numeri che ancora oggi alimentano le preoccupazioni, dato che attualmente la produzione raggiunge i 24,81 milioni di barili al giorno, contro i 25,87 milioni di barili stabiliti come obiettivo per far fronte all’emergenza.

Intanto il prezzo del petrolio ha subito un significativo crollo, scendendo sotto i 100 dollari, anche se questa mattina si è registrato un lieve aumento dello 0,05%.

Variazioni di prezzo che attirano numerosi investitori che puntano sul trading del petrolio per tentare di generare guadagni sfruttando la volatilità, al netto dei rischi tipici dei mercati.

Achille Bellelli

Imprenditore tech e investitore indipendente, esperto in criptovalute e strumenti di trading speculativo. Scrive per FinanzaDigitale e altri magazine economici.

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