Trimestrali Banche Usa deludenti: pesano tensioni geopolitiche e inflazione

Il secondo trimestre per le Banche Usa registra un evidente calo da imputare prevalentemente al conflitto russo-ucraino ed alla pressione inflazionistica

jpmorgan trimestrale

Trimestrali in rosso per le Banche Usa che vanno al di sotto delle aspettative e registrano perdite a Wall Street e stime che prevedono una difficile situazione economico-finanziaria.

I primi a registrare perdite sono JPMorgan Chase & Co (NYSE:JPM)Morgan Stanley (NYSE:MS), importanti banche d’affari americane rinomate in tutto il mondo, ma che non si sono salvate dal periodo complicato dei mercati internazionali.

Le tensioni geopolitiche, la forte inflazione e il pericolo di una possibile recessione sono i fattori che hanno influito in modo significativo sulle perdite registrate dalle Banche Usa.


Chi ha registrato le perdite più significative

Le difficoltà sui mercati hanno compromesso anche colossi finanziari come JpMorgan che perde il -4,31%, dopo aver chiuso gli utili trimestrali con un incremento del +28%.

Anche Morgan Stanley va sotto dell’1,81%, ma in questo caso anche gli utili non hanno rispettato le stime. Un evento che non accadeva da ben 9 trimestri.

Neppure l’imponente indice S&P 500 è riuscito a distinguersi dall’andamento negativo delle Banche Usa, crollando del -3,1% e scendendo fino a toccare i minimi dal dicembre del 2020.

Oltre al settore bancario, le principali perdite dell’indice si sono registrate per quelle società energivore che hanno subito l’incremento dei prezzi e quelle aziende che hanno riscontrano forti difficoltà nel reperimento dei materiali.

I motivi del crollo delle Banche Usa

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L’aumento dei prezzi causato anche dal conflitto tra Russia ed Ucraina, le difficoltà riscontrate sull’approvvigionamento energetico, petrolio e gas naturale, il reperimento dei materiali sono tra le principali cause che hanno determinato il crollo delle Banche Usa.

Tra le maggiori cause non può passare inosservata la forte pressione inflazionistica che ha raggiunto negli Usa il 9,1%, un dato che non si registrava nel lontano 1981.

Da giorni si percepisce la possibilità di un incremento dei tassi di interesse che potrebbe anche toccare i 75 punti percentuali, motivo per cui gli investitori si ritrovano costretti ad atteggiamenti finanziari molto più cauti e i trader scommettono su un ulteriore aumento dei tassi.

Le già forti preoccupazioni incrementano analizzando i dati sulle richieste di sussidio da parte degli americani disoccupati, nettamente in aumento in una sola settimana ma già in rialzo negli ultimi 15 giorni.


Previsioni sulle Banche Usa

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Dai dati negativi emersi nelle trimestrali delle principali banche d’affari americane, le previsioni sull’andamento della quotazione in Borsa potrebbe non essere così rassicurante, dato che il periodo buio non sembra essere destinato a terminare nel breve termine.

Sul fronte inflazionistico, i massimi registrati sembrano rimanere alti per tutto il 2022 ed iniziare a ridursi solo nel 2023, motivo per cui la Federal Reserve punta la lente di ingrandimento sui tassi di interesse.

Lo spauracchio dell’incremento dei tassi di interesse di 75 punti percentuali ha già registrato le prime scosse sui mercati e i risultati sono tangibili nelle trimestrali delle banche Usa.

La sola paura di un aumento dei tassi di interesse e la possibilità di entrare in recessione per ridare stabilità all’attuale situazione economico-finanziaria degli Usa (e non solo) preoccupano anche gli esperti analisti e grandi colossi bancari come JP Morgan hanno sospeso il buy-back delle loro azioni per mantenere la liquidità necessaria per far fronte al periodo nero.

Jacopo Marini

Trader, opinionista ed esperto di mercati azionari e criptovalute. Uno dei primi investitori in Italia a credere in Bitcoin e diventarne un profondo conoscitore. Collabora con FinanzaDigitale dal 2014.

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