Il crowdfunding è un sistema di finanziamento collettivo. Un’azienda chiede capitali su un portale online e un gruppo di persone versa una somma di denaro per sostenere il progetto. Questo metodo esiste da molti anni e ha aiutato migliaia di imprese, ma oggi il mercato è completamente diverso. Il quadro normativo è cambiato in modo radicale e le vecchie regole sono scomparse. L’Europa ha introdotto nuove leggi severe per proteggere i risparmiatori.
Le piattaforme storiche hanno dovuto affrontare esami complessi (e non tutte li hanno superati). Orientarsi in questo nuovo panorama richiede molta attenzione e bisogna conoscere i dettagli aggiornati.
Il tipo di crowdfunding
Non tutte le raccolte fondi hanno lo stesso scopo e ci sono differenze legali profonde. Una prima grande divisione separa gli investimenti veri e propri dalle erogazioni liberali.
Nel campo degli investimenti esistono due modelli principali:
- l’equity;
- il lending.
L’equity crowdfunding permette di comprare quote reali di una società e si diventa soci a tutti gli effetti. Il lending crowdfunding funziona invece come un prestito: si fornisce del capitale a un’azienda e si ottiene indietro la somma con l’aggiunta di un interesse stabilito in partenza.
Dall’altra parte si trovano le raccolte senza scopo finanziario (il reward e il donation). Nel modello reward si versa una somma per finanziare la creazione di un prodotto e si ottiene un premio in cambio. Il donation è semplicemente beneficenza pura e non offre alcun ritorno economico. Solo l’equity e il lending sono considerati strumenti finanziari e subiscono controlli rigorosi da parte delle autorità.
Il regolamento europeo ECSPR
Oggi chi offre investimenti tramite crowdfunding deve seguire un unico manuale di regole: il Regolamento Europeo ECSP. Questo testo, operativo dal 2023, ha spazzato via le differenze nazionali e ha creato un mercato unico in tutta l’Unione Europea: prima ogni paese aveva la sua legge e le piattaforme non potevano operare facilmente oltre i propri confini, ora esiste un registro ufficiale e viene tenuto dall’ESMA (l’autorità di vigilanza europea).
In Italia il controllo diretto spetta alla Consob e alla Banca d’Italia, e il processo per ottenere l’autorizzazione è lunghissimo e costoso. Le piattaforme devono dimostrare di avere procedure di controllo infallibili e devono valutare i progetti con grande rigore.
Prima di far investire un cliente, le piattaforme sono obbligate a testare la sua conoscenza finanziaria e a simulare la capacità di sopportare eventuali perdite. Inoltre, per ogni progetto, le società di crowdfunding devono sempre mettere a disposizione il KIIS, una scheda informativa standardizzata che riassume in modo trasparente i rischi dell’operazione.
L’innovazione più interessante del regolamento ECSP è però il “periodo di riflessione”: ogni investitore ha a disposizione 4 giorni di calendario dal momento dell’investimento per cambiare idea e ritirare i suoi soldi senza dover fornire alcuna giustificazione e senza pagare alcuna penale.
Le migliori piattaforme italiane nel 2026
| Mamacrowd | Equity |
| CrowdFundMe | Equity |
| Concrete Investing | Equity Immobiliare |
| Walliance | Equity Immobiliare |
| Ener2Crowd | Lending |
Il mercato italiano si è trasformato e molti nomi noti del passato sono scomparsi. Per fare qualche esempio, Re-Lender è entrata in liquidazione volontaria all’inizio del 2026. Recrowd ha subito una sospensione dalla Banca d’Italia e Rendimento Etico ha perso l’autorizzazione e non può più operare.
Le piattaforme sopravvissute sono molto solide e rispettano tutte le direttive europee. Nel settore dell’equity crowdfunding spiccano due nomi: Mamacrowd e CrowdFundMe. Mamacrowd fa parte del gruppo Azimut e ha la quota di mercato più grande in Italia, mentre CrowdFundMe è quotata in borsa e offre una selezione vastissima di progetti.
Molto popolare è anche il crowdfunding immobiliare, cioè dell’applicazione del modello equity o lending al settore del mattone. In questo ambito operano realtà strutturate come Concrete Investing (spesso usata da professionisti del settore) e Walliance, che ha esteso le sue attività e gestisce cantieri sia in Italia sia all’estero.
Per chi cerca investimenti legati alla transizione energetica c’è infine Ener2Crowd, una piattaforma dedicata esclusivamente ai progetti green e sostenibili.
Il mercato secondario
Investire in questi strumenti ha un limite molto forte: i soldi restano bloccati per molto tempo. Le startup hanno bisogno di anni per crescere e i progetti immobiliari richiedono lunghi mesi di lavori. In questo senso, il nuovo regolamento europeo ha cercato di risolvere questo problema e ha introdotto le bacheche elettroniche.
Molte piattaforme autorizzate mettono a disposizione uno spazio interno per i propri utenti. In questa sezione si possono mettere in vendita le proprie quote prima della scadenza naturale del progetto. Non è un mercato azionario vero e proprio e non c’è la garanzia di trovare un compratore in tempi brevi.
Chi ha urgenza di liquidare l’investimento deve spesso abbassare il prezzo di vendita, ma la bacheca è comunque un’opportunità preziosa per non rimanere intrappolati per anni.
I rischi e la gestione dei fallimenti
Erano gli anni 2018-2019, e il crowdfunding iniziava a prendere rapidamente piede in Italia e fra gli investitori al dettaglio. Ritorni potenzialmente alti (8% a salire), progetti immobiliari, startup che sembravano innovative. Tutto faceva pensare a questa forma di investimento come a un qualcosa di futuristico.
La verità, col passare degli anni, è stata un po’ diversa. Molti progetti hanno avuto il successo sperato: basti pensare a Revolut, che inizialmente si è finanziata con una campagna di crowdfunding su Crowdcube. Chi ha messo 1.000£ sull’app bancaria allora, oggi avrebbe in tasca oltre 1 milione di sterline.
Tuttavia, tanti altri progetti che all’apparenza sembravano un successo scontato sono naufragati malamente. La realtà rimasta un po’ nascosta all’inizio è questa: il crowdfunding è un investimento ad alto rischio e la possibilità di perdere tutto il capitale è concreta. Abbiamo visto negli ultimi anni che le giovani aziende falliscono con grande facilità, i cantieri edili subiscono ritardi o si fermano per mancanza di fondi.
Le regole europee impongono alle piattaforme di avvisare chiaramente su questi pericoli: infatti su molte app, soprattutto quelle che lavorano in equity, è necessario compilare un questionario per dimostrare di aver capito la natura dell’operazione.
Le piattaforme lavorano solo come intermediari. Se l’azienda finanziata fallisce, il portale non rimborsa nulla e i soldi sono perduti. Se invece è la piattaforma stessa a chiudere o fallire, il capitale già erogato alle aziende non scompare. La gestione tecnica però si complica enormemente e il recupero delle somme diventa un lungo percorso burocratico.
Le tasse
I profitti generati dal crowdfunding sono considerati redditi di capitale e in Italia sono tassati al 26%. L’imposta si applica solo ed esclusivamente sulla plusvalenza e non sull’intero capitale investito.
Per semplificare la vita agli utenti, molte piattaforme italiane agiscono come sostituto d’imposta. Il portale calcola le tasse dovute e le versa direttamente allo Stato, l’investitore riceve il guadagno netto e non deve inserire nulla nella propria dichiarazione dei redditi.
Quando si utilizzano piattaforme straniere (o piattaforme italiane che non offrono il servizio) occorre invece calcolare tutto autonomamente o delegare un commercialista. Si incassano i profitti lordi e si deve pagare l’imposta tramite il modello F24 in fase di dichiarazione dei redditi.
