Chi segue le notizie economiche avrà sentito parlare sempre più spesso di stablecoin. Vengono chiamate “monete stabili” e stanno diventando un pilastro del mercato crypto. L’Italia, per altro, ha un legame particolare con il mondo delle stablecoin: Tether, il gigante che gestisce la moneta digitale più scambiata al mondo (USDT), è stata fondata dall’italiano Paolo Ardoino (vicino anche all’ambiente Juventus).
Meglio saperne qualcosa in più, allora. Vediamo cosa sono, come funzionano e perché dovrebbero interessarci.
Cosa sono le stablecoin?
Le stablecoin sono criptovalute con valore ancorato a un asset stabile, come il dollaro o l’oro. Servono a eliminare la volatilità durante gli scambi su blockchain.
Questi asset digitali mantengono le proprietà tecniche delle criptovalute, come la decentralizzazione e la velocità dei trasferimenti, ma eliminano le oscillazioni repentine di prezzo. Una stablecoin ancorata al dollaro avrà sempre un valore prossimo a 1 dollaro.
Esistono diverse tipologie di ancoraggio: le più comuni sono le “fiat-collateralized“, garantite da depositi bancari reali in valuta tradizionale. Altre versioni utilizzano materie prime come l’oro o complessi algoritmi matematici per regolare l’offerta di moneta, ma queste ultime hanno dimostrato una fragilità maggiore durante le crisi di mercato.
Come funzionano le stablecoin?
Il funzionamento si basa sul collaterale: per ogni token emesso, l’ente gestore deposita un valore equivalente in una riserva protetta e verificabile.
Il meccanismo di stabilità richiede che esista sempre una copertura finanziaria. Quando una società emette 100.000 unità di una stablecoin, deve conservare 100.000 dollari (o un valore equivalente in titoli di stato) in un conto dedicato. Questo processo viene monitorato da società di revisione indipendenti che pubblicano report periodici.
Se un utente decide di riscattare i propri token, l’emittente li distrugge (“burn”) e restituisce la valuta fiat corrispondente. Esistono anche modelli decentralizzati, come quello di DAI, dove la garanzia è costituita da altre criptovalute depositate in smart contract che gestiscono automaticamente il rapporto di cambio.
Quali sono le migliori stablecoin
USDT e USDC sono le stablecoin più importanti sul mercato per liquidità. In Europa, EURC è la scelta principale per chi cerca conformità al regolamento MiCA.
La scelta della stablecoin dipende dall’uso che se ne vuole fare. Tether (USDT) è la più utilizzata a livello globale per il trading, con volumi che superano spesso i 50 miliardi di dollari al giorno, ma ha ricevuto critiche in passato per la trasparenza delle sue riserve. USD Coin (USDC) è considerata l’alternativa più sicura e regolamentata, ideale per le istituzioni.
Per i cittadini europei, l’attenzione si sta spostando anche su EURC, emessa da Circle, che garantisce il rispetto totale delle norme UE.
Per chi preferisce i beni rifugio, Paxos Gold (PAXG) permette di possedere oro fisico rappresentato digitalmente su blockchain, dove ogni token corrisponde a un’oncia d’oro custodita in caveau protetti a Londra.
Dove acquistare stablecoin
| Piattaforma | Stablecoin disponibili | Deposito minimo | Commissioni |
| eToro | USDC, USDT, PAXG | 50 euro | 1% (incluso spread) |
| Coinbase | USDC, DAI, EURC | 2 euro | da 0,4% a 0,6% |
| Kraken | USDT, USDC, EURC | 1 euro | da 0,16% a 0,26% |
Conviene investire in stablecoin?
Le stablecoin non sono investimenti speculativi, ma strumenti di risparmio o rendita. Permettono di ottenere interessi tramite il lending o lo staking.
Investire in questi asset non serve a guadagnare sulla variazione di prezzo, che per definizione rimane stabile. L’utilità economica deriva dalle piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi) o dai broker che offrono rendimenti passivi. Depositando stablecoin si possono ottenere tassi di interesse che nel 2026 si attestano tra il 3% e il 5% annuo, in linea con i conti deposito tradizionali.
Tuttavia, bisogna considerare i rischi: se l’emittente fallisce o se lo smart contract subisce un attacco informatico, il valore del token potrebbe crollare.
