Partite IVA, la metà dei forfettari dichiara meno di 20.000 euro

I dati della Corte dei Conti dicono che quasi la metà dichiara meno di 20mila euro all'anno, ma in molti si fermano appena sotto il limite massimo per non perdere le agevolazioni.

Pubblicato il 29 Luglio 2026 4 min di lettura
psicologa partita iva forfettaria

In Italia più di 2 milioni di lavoratori autonomi e liberi professionisti utilizzano il cosiddetto “regime forfettario”, il sistema fiscale agevolato che permette di pagare una tassa fissa (la flat tax al 15%, o al 5% per le nuove attività) a patto di non superare gli 85mila euro di ricavi all’anno. Ormai più della metà delle partite IVA italiane usa questo sistema, ma finora non avevamo molti dati precisi su chi fossero.

Una recente relazione della Corte dei Conti (l’organo che controlla le spese dello Stato) ha scoperto che il 46% dei forfettari guadagna meno di 20.000 euro l’anno. O meglio, dichiara: perché da un lato sono tantissimi i professionisti che guadagnano molto poco, vuoi per mancanza di opportunità o perché si tratta di giovani, pensionati o dipendenti. Dall’altro, però, c’è chi fattura il meno possibile o chi calcola al millimetro i propri incassi per non perdere i vantaggi fiscali.

La maggioranza ha redditi molto bassi

Il dato più evidente è che quasi la metà di chi ha il regime forfettario (il 46%, pari a circa 936mila persone) dichiara meno di 20mila euro all’anno. Significa meno di 1.667 euro lordi al mese. Di questi, circa 72mila hanno addirittura dichiarato zero.

C’è poi una grossa fascia media, che rappresenta il 36% del totale (oltre 700mila persone), che dichiara tra i 20mila e i 50mila euro.

È probabile che in alcuni casi questi numeri siano viziati dal fenomeno dell’evasione fiscale, ma in generale confermano che il regime forfettario è usato soprattutto da chi ha attività molto “piccole”: giovani all’inizio della carriera, dipendenti che lavorano in azienda e si sono messi in proprio allo stesso tempo, o pensionati che fanno qualche lavoretto extra.

Chi sfiora il limite

Le cose si fanno interessanti se si guardano i redditi più alti. I dati mostrano che ci sono ben 81mila professionisti che dichiarano tra gli 80mila e gli 85mila euro. Sono, in pratica, le persone che verso la fine dell’anno smettono di fare fatture per non superare la soglia massima (85mila euro) oltre la quale si esce dal regime forfettario, finendo nel sistema di tassazione ordinario che è molto più costoso.

Nel 2023 il governo aveva alzato questo limite massimo da 65mila a 85mila euro. L’operazione è costata allo Stato molto più del previsto: molte persone che dichiaravano poco meno di 65mila euro ne hanno semplicemente approfittato per iniziare a fatturare fino a 85mila, pagando in proporzione meno tasse di quante ne avrebbero pagate col sistema normale.

In totale, si stima che il regime forfettario causi allo Stato una perdita di mancate entrate pari a 3,4 miliardi di euro all’anno.

Che lavori fanno

Il regime forfettario è usato soprattutto dai liberi professionisti. Su 100 persone che lo scelgono, 7 sono avvocati, 10 lavorano nel settore tecnico-edilizio (come architetti e geometri) e 10 nella sanità privata (come gli psicologi).

Tra le categorie più numerose ci sono anche professioni a diretto contatto col pubblico, come barbieri, parrucchieri (56mila) ed estetiste (20.500). Per questi ultimi il regime forfettario è particolarmente vantaggioso perché non obbliga ad applicare l’IVA sui prezzi: questo permette loro di tenere i prezzi più bassi rispetto alla concorrenza (che invece l’IVA deve farla pagare), oppure di mantenere i prezzi uguali agli altri ma guadagnandoci di più.

I dubbi sul sistema

Da tempo il regime forfettario riceve critiche. L’Unione Europea fa notare che un sistema del genere riduce la progressività delle tasse (il principio secondo cui chi è più ricco dovrebbe pagare in proporzione di più) e rende tutto più complesso.

La Corte dei Conti aggiunge che, al momento, mancano ancora i dati per capire un’altra anomalia tutta italiana, ovvero quella delle cosiddette “finte partite IVA”. Non sappiamo cioè quanti di questi lavoratori autonomi, ad esempio tra i 155mila avvocati col forfettario, siano in realtà veri e propri dipendenti che lavorano per un solo studio, ma vengono inquadrati come partite IVA perché per i datori di lavoro è economicamente più conveniente.

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A cura di
Jacopo Curletto
Autore
Jacopo Curletto
Giornalista pubblicista con laurea in Economia e Statistica

Giornalista pubblicista con laurea in Economia e Statistica, master in Economic & Financial Journalism, esperto di finanza personale, economia e fintech. Curo i contenuti di Finanzadigitale dal 2022. Leggi la bio

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Ultima revisione: 29 Luglio 2026 Come lavora la redazione