Il regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets), la normativa che disciplina i beni digitali nell’Unione, è entrato pienamente in vigore oggi, 1° luglio, e questo ha fatto scattare il blocco per tutte le piattaforme di criptovalute prive di autorizzazione. La fine del periodo transitorio, scaduto ieri, vieta agli operatori non regolamentati di prestare servizi di acquisto e vendita ai cittadini europei, per cui molte società dovranno abbandonare il mercato.
La misura non colpisce il possesso di bitcoin o di altre valute virtuali, che i risparmiatori possono continuare a scambiare tramite gli intermediari in regola, ma modifica profondamente il funzionamento degli exchange. Le società del settore devono infatti ottenere la licenza di CASP (Crypto-Asset Service Provider), un’autorizzazione che impone standard rigidi sui controlli contro il riciclaggio di denaro, sulla trasparenza e sui requisiti di capitale.
Gli exchange autorizzati
Cosa cambia per gli utenti
Bruxelles ha introdotto queste regole dopo i fallimenti finanziari e le frodi che hanno colpito il comparto negli anni scorsi, con l’intenzione di uniformare le leggi nei Paesi membri. I numeri indicano un cambiamento profondo per il settore: nell’Unione europea si contano circa 1.200 società crypto registrate, ma meno del 20% di queste ha ottenuto la nuova licenza prima della scadenza dei termini, cosa che fa prevedere una forte riduzione degli operatori attivi.
Le piattaforme che non si sono adeguate alla legge non possono più raccogliere nuovi clienti o fare pubblicità all’interno dello Spazio economico europeo. Queste aziende devono avviare una chiusura ordinata delle attività, un processo che richiede di restituire i fondi o permettere il trasferimento delle criptovalute verso altri portafogli digitali.
I risparmiatori devono verificare se l’intermediario scelto sia in possesso dell’autorizzazione MiCA, per evitare il blocco improvviso delle operazioni. Le nuove regole modificano l’accesso ai servizi, perciò la scelta della piattaforma non può basarsi solo sulla popolarità del marchio ma richiede una verifica formale delle licenze europee.
Il caso Binance
Tra le società coinvolte dal nuovo regime c’è anche Binance, il più grande exchange del mondo per volumi di scambi. La società non ha completato l’iter di autorizzazione entro la scadenza del 30 giugno e ha comunicato che si trova al lavoro per ottenere la licenza in uno Stato membro dell’Unione europea, per cui dovrà gestire una fase intermedia.
I vertici dell’azienda hanno comunicato ai clienti che i fondi rimangono accessibili e che le procedure interne eviteranno problemi per la sicurezza dei capitali. Il passaggio dimostra quanto sia impegnativo l’adeguamento alle regole europee, che assimilano le società di criptovalute ai comuni intermediari finanziari e cancellano la frammentazione normativa del passato.
