Pochi giorni fa eToro ha presentato a Londra la sua nuova applicazione. Le novità della piattaforma di trading e investimenti online, una delle più usate al mondo (ha oltre 40 milioni di utenti in 75 paesi), ruotano in gran parte attorno all’intelligenza artificiale, pensata per assistere chi investe semplificando la lettura dei mercati, ma ci sono anche nuovi strumenti per chi fa compravendita di titoli in modo professionale e per chi possiede criptovalute.
Per l’occasione la società, fondata nel 2007 ed è quotata in borsa al Nasdaq, ha rinnovato anche il proprio logo e scelto un nuovo motto: “Know better” (saperne di più). Addio vecchio eToro con le corna, arriva un design più fintech che strizza l’occhio alle parentesi del codice informatico (<>).
Con questo aggiornamento, il CEO dell’azienda Yoni Assia ha spiegato di voler assecondare le aspettative dei risparmiatori di oggi, che cercano strumenti sempre più personalizzati e un tipo di assistenza costante che al momento solo l’intelligenza artificiale riesce a fornire su questa scala.
Tori, l’assistente ai nel trading
La novità principale dell’app si chiama “Tori“, ed è un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale. L’azienda lo definisce “proattivo”: significa che non si limita a rispondere alle richieste dell’utente, ma prende l’iniziativa.
Tori invia in autonomia analisi sull’andamento del proprio portafoglio, segnala le ragioni dietro al calo o alla crescita del prezzo di un’azione e suggerisce informazioni nel momento in cui i mercati si muovono.
L’assistente Ai impara incrociando i dati e le decisioni di milioni di altri investitori che usano la piattaforma, e per renderlo più immediato eToro lo ha reso accessibile anche via WhatsApp e tramite Apple Watch, senza dover per forza aprire l’app.
Trading automatico
eToro ha introdotto anche quello che definisce agentic trading. In pratica, gli utenti possono creare (anche senza saper programmare) o copiare dei piccoli software guidati dall’intelligenza artificiale, chiamati appunto “agenti”, che fanno compravendita di titoli in totale autonomia, 24 ore su 24.
Per riordinare l’interfaccia e non fare confusione tra i vari investimenti, la nuova app permette di creare dei “sotto-conti”. In questo modo gli utenti possono separare i fondi in base all’obiettivo finale: per esempio, si può avere un sotto-conto dedicato alla caparra per una casa e un altro pensato per un fondo pensione a lungo termine, gestendoli in parallelo.
App e crypto
Ci sono poi due novità rivolte a un pubblico più specifico. La prima è “eToro edge“, un’applicazione per computer pensata per chi fa trading in modo molto assiduo (e che quindi ha bisogno di grafici di livello professionale e strumenti di analisi complessi).
La seconda riguarda le criptovalute: gli utenti possono ora aprire in pochi secondi un wallet di tipo self-custody (un portafoglio digitale in cui il proprietario ha il controllo esclusivo e diretto dei propri fondi) direttamente tramite Tori, senza dover installare applicazioni terze o fare procedure complicate.
È una funzione resa possibile dall’integrazione di Zengo, azienda del settore acquisita di recente dalla stessa eToro.
Insieme alle nuove funzioni, eToro ha aperto una sorta di “App Store” interno dove gli utenti possono scaricare estensioni e strumenti di analisi sviluppati da altre aziende o da investitori professionisti.
Da broker a fintech
Negli anni eToro è fatta conoscere nel tempo per aver abbassato le barriere d’ingresso nel mondo degli investimenti per i piccoli risparmiatori, azzerando alcune commissioni di gestione e introducendo funzioni molto popolari come il “CopyTrader“, che permette di replicare in automatico le mosse degli investitori di successo.
Oggi il broker è ancora molto popolare, ma opera in un mercato dove la concorrenza è molto alta. Resta ancora un buon operatore soprattutto per chi cerca una piattaforma di investimenti multiasset, affidabile, intuitiva da usare e piena di funzionalità specialmente entry-level. eToro sta iniziando ad ampliare anche i propri orizzonti offrendo anche qualche servizio banking, come il conto con carta o la liquidità remunerata.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la società starebbe valutando l’ingresso nel settore dei servizi di pagamento tradizionali, il che potrebbe comportare, in futuro, la richiesta di licenze bancarie.
