ING Italia ha annunciato l’avvio della nuova divisione di private banking, cioè i servizi dedicati alla gestione dei grandi patrimoni, il che segna l’ingresso dell’istituto olandese in questo segmento in Italia a partire dal terzo trimestre del 2026. Il gruppo europeo ha presentato il piano in concomitanza con il venticinquesimo anniversario del suo debutto nel Paese, avvenuto nel 2001 con il lancio del canale digitale e del noto Conto Arancio.
Per l’occasione, l’amministratore delegato di ING in Italia, Andrea Diamanti, ha sottolineato il valore del percorso aziendale e ha espresso orgoglio per un’attività «che ha portato in questi 25 anni notevoli benefici ai risparmiatori italiani». Il manager ha spiegato che la società gestisce oggi oltre 1.360.000 clienti, e questo posiziona l’azienda nel ruolo di banca universale. I flussi finanziari mostrano che la raccolta complessiva tocca quota 18 miliardi di euro in depositi, a cui si affiancano 20,3 miliardi di euro di finanziamenti concessi a privati e grandi imprese, cosa che permette alla banca di detenere una quota di mercato del 10,3% nell’erogazione dei mutui nel primo trimestre del 2026.
I risultati storici
A partire dal 2007 la banca ha distribuito oltre 3,8 miliardi di euro di interessi complessivi attraverso la sua linea di deposito, e ha sostenuto l’acquisto di immobili per 328.000 cittadini attraverso i finanziamenti ipotecari.
I conteggi dicono che il valore dei mutui erogati ha superato i 30 miliardi di euro dal lancio dello strumento nel 2004, a cui si aggiungono 1,9 miliardi di euro concessi a 180.000 clienti sotto forma di prestiti personali. L’attività ordinaria si concentra sulla piattaforma online, perciò le visite alla filiale digitale hanno registrato una media superiore ai 350.000 accessi quotidiani negli ultimi cinque anni.
La spinta digitale
L’evoluzione della banca ha seguito nel tempo il cambiamento nelle abitudini dei consumatori italiani. Una recente indagine condotta da YouGov su un campione di 1.039 individui maggiorenni mostra che oggi il 55% della popolazione sceglie i canali informatici per le operazioni finanziarie.
Il 30% degli intervistati non si reca mai in una sede fisica, mentre solo il 10% utilizza regolarmente gli sportelli tradizionali. I dati di settore confermano che le applicazioni per smartphone hanno superato i portali web da computer: secondo le rilevazioni dell’ABI, l’80% degli istituti registra una prevalenza di utenti attivi da dispositivi mobili. L’indagine aggiunge che la digitalizzazione ha migliorato la gestione del denaro per il 60% degli utenti, e così il 62% dei risparmiatori dichiara di avere una maggiore consapevolezza delle proprie abitudini di spesa.
La strategia futura
L’introduzione del servizio per la clientela d’affari ha anticipato la nuova espansione strategica dell’azienda. I piani indicano che la banca ha allargato la propria offerta a gennaio del 2026 attraverso il lancio della divisione dedicata alle partite Iva, alle piccole imprese e ai liberi professionisti, ma questo rappresenta solo un tassello del piano industriale.
Le linee guida dei portavoce del gruppo indicano che l’attivazione dei servizi patrimoniali nel terzo trimestre dell’anno completerebbe la transizione verso il modello di istituto universale. La dirigenza punta ad aggredire nuovi segmenti di mercato, perciò la rete attuale di 650 professionisti tra consulenti finanziari e agenti sul territorio subirebbe un potenziamento nei primi mesi, con l’intenzione di coprire le necessità di una platea sempre più vasta di risparmiatori.
