Vivid Business, la neobank per imprese e liberi professionisti, introduce ufficialmente la funzione PagoPA per i propri clienti sul mercato italiano. Lo ha annunciato il co-founder della società, Alex Emeshev, tramite un post Linkedin.
Il servizio permetterà alle PMI e alle partite IVA di gestire l’intero flusso dei pagamenti verso il fisco. Un altro tassello, dopo l’IBAN italiano e l’introduzione dei pagamenti con F24, che avvicina Vivid verso l’obiettivo di diventare l’unico conto aziendale da utilizzare.
Come funziona
Il nuovo sistema PagoPA di Vivid Business abbatte un’altra barriera operativa dopo quella abbattuta dal pagamento dei modelli F24, che la piattaforma aveva già reso disponibile nei mesi scorsi (anche se manca ancora l’F24 a credito, per altro cosa comune per le banche online).
Il sistema permette di inquadrare il codice del bollettino PagoPA direttamente con la fotocamera dello smartphone e il software esegue l’operazione in modo istantaneo. Vivid ha deciso di offrire la funzionalità gratuitamente all’interno di ogni piano tariffario, perciò non sono previste commissioni aggiuntive per i versamenti verso la pubblica amministrazione.
Il peso di PagoPA
Nel corso del 2025 il sistema PagoPA, il circuito elettronico per i versamenti verso gli enti pubblici, ha movimentato 97 miliardi di euro attraverso oltre un miliardo di transazioni. Dati che confermano quanto lo strumento sia diventato il binario obbligato per il versamento di contributi Inps, Tari, Imu, bollo auto e multe comunali.
Questo volume di affari è rimasto a lungo una prerogativa delle banche tradizionali. Molte neobank internazionali hanno infatti trascurato questi canali tecnici, e questo ha costretto le imprese italiane a mantenere aperti i vecchi conti correnti solo per assolvere ai doveri fiscali. Ma le cose stanno gradualmente cambiando.
Vincere la resistenza
L’integrazione con PagoPA, secondo Emeshev, può smussare ancora di più la resistenza delle piccole e medie imprese verso le banche digitali. Resistenza che secondo il co-founder non dipenderebbe tanto da una mancanza di fiducia tecnologica, ma dall’effetto di un blocco tecnico causato dalla complessità della burocrazia fiscale italiana.
Il team italiano della fintech, coordinato da Gianluigi Girardi, ha lavorato per coprire quel 40% di operatività aziendale che in Italia è assorbito proprio dal rapporto economico con lo Stato: “Da anni gli imprenditori italiani affrontano lo stesso compromesso: neobank da un lato, pagamenti alla pubblica amministrazione dall’altro. Due mondi che non si sono mai davvero incontrati, fino ad oggi”.
