Wise potrebbe diventare una banca britannica

Secondo il quotidiano The Times, la fintech britannica starebbe valutando la trasformazione in banca vera e propria.

Pubblicato il 1 Settembre 2025 3 min di lettura
wise carta

L’azienda internazionale dei pagamenti Wise sta valutando l’ipotesi di richiedere una licenza bancaria nel Regno Unito. Lo riporta il quotidiano inglese The Times, secondo il quale, negli ultimi due mesi, la fintech avrebbe contattato dirigenti esperti nel settore dei servizi finanziari per valutare ruoli collegati all’avvio di un’attività bancaria britannica.

Si tratta, al momento, di un progetto ancora in una fase embrionale. L’azienda non ha presentato alcuna domanda formale alla Bank of England, né ha rilasciato dichiarazioni in merito alle indiscrezioni.

La fintech dei pagamenti multivaluta

Wise è nata a Londra nel gennaio 2011 con il nome di TransferWise grazie agli imprenditori estoni Kristo Kaarmann e Taavet Hinrikus, si è affermata offrendo trasferimenti internazionali a costi ridotti rispetto alle commissioni applicate dalle banche tradizionali. Da allora la crescita è stata costante: oggi conta circa 15,6 milioni di clienti in oltre 160 Paesi e ha registrato, nell’esercizio chiuso al 31 marzo, un utile ante imposte di 565 milioni di sterline.

L’azienda si è quotata alla Borsa di Londra nel 2021, anche se ha già annunciato l’intenzione di spostare la propria quotazione a New York. Nel frattempo ha progressivamente ampliato i propri servizi: ha introdotto conti multivaluta e carte di debito per clienti privati e imprese, con una raccolta complessiva di circa 21,5 miliardi di sterline al termine di marzo. Dal 2021 offre inoltre fondi d’investimento gestiti da BlackRock all’interno dell’offerta Wise Interest (conto interessi).

Nonostante ciò, Wise non è oggi una banca a tutti gli effetti: non possiede una licenza di deposit-taking e opera sotto il regime di moneta elettronica. Le regole sono meno stringenti rispetto a quelle bancarie ma prevedono che i fondi dei clienti siano separati e non possano essere impiegati per concedere prestiti.

Un percorso possibile

Secondo John Cronin, analista bancario di SeaPoint Insights, il percorso verso una licenza è “del tutto plausibile”. Un’autorizzazione consentirebbe a Wise di trasformare i fondi custoditi in veri e propri depositi e, successivamente, di avviare attività di credito. Ottenere lo status di banca significherebbe inoltre un accesso diretto alle infrastrutture di pagamento britanniche, ridurre la dipendenza dagli istituti terzi per le operazioni di clearing e settlement, quindi a un taglio dei costi e una semplificazione operativa.

Il progetto non riguarda soltanto il Regno Unito. A giugno l’azienda ha presentato domanda per diventare national trust bank negli Stati Uniti, dove impiega circa 450 persone ad Austin, in Texas. Un’eventuale approvazione permetterebbe a Wise di bypassare le banche intermediarie e di regolare direttamente i pagamenti in dollari con la Federal Reserve.

Il percorso che Wise potrebbe intraprendere richiama quello già avviato da altri operatori fintech britannici. Revolut, fondata nel 2015, ha iniziato con carte prepagate e servizi di cambio valuta competitivi e oggi è nel processo di diventare una banca nel Regno Unito. Lo scorso anno la Bank of England ha concesso a Revolut una licenza con alcune limitazioni, tra cui un tetto di 50.000 sterline sui depositi dei clienti, nell’attesa che la Prudential Regulation Authority completi la supervisione sulle sue operazioni.

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A cura di
Jacopo Curletto
Autore
Jacopo Curletto
Giornalista pubblicista con laurea in Economia e Statistica

Giornalista pubblicista con laurea in Economia e Statistica, master in Economic & Financial Journalism, esperto di finanza personale, economia e fintech. Curo i contenuti di Finanzadigitale dal 2022. Leggi la bio

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Ultima revisione: 1 Settembre 2025 Come lavora la redazione