I conti con IBAN estero sono discriminati, e non dovrebbero

Altroconsumo ha raccolto 800 firme e decine di testimonianze per contrastare la discriminazione dei conti digitali. Le segnalazioni coinvolgono grandi fintech come Revolut e N26 per i blocchi su bollette e pensioni.

Pubblicato il 2 Aprile 2026 3 min di lettura
conto corrente trade republic iban

Buone notizie per chi ha un conto con IBAN estero (europeo, o SEPA) e continua a riscontrare problemi in alcuni pagamenti, domiciliazioni o accrediti quotidiani. L’associazione Altroconsumo ha presentato una prima serie di segnalazioni alla Banca d’Italia e all’Antitrust con l’intenzione di fermare il blocco dei pagamenti legati ai conti correnti con Iban non italiano.

L’iniziativa è partita da una petizione che ha raccolto circa 800 firme in un mese, e questo materiale documenta le difficoltà di molti cittadini nell’utilizzare le piattaforme finanziarie digitali per operazioni quotidiane. La maggioranza delle testimonianze riguarda i clienti della società Revolut, la super-app che in Italia ha superato i 4,5 milioni di utenti, ma nella lista compaiono anche casi relativi a neobank e fintech come Trade Republic, N26, Wise e persino l’istituto spagnolo BBVA.

Le difficoltà dei consumatori

I risparmiatori che utilizzano questi servizi segnalano disservizi variegati che colpiscono la gestione delle spese personali e professionali. Molti utenti hanno denunciato l’impossibilità di usare il proprio conto per l’accredito della pensione o per l’addebito automatico delle bollette, cosa che impedisce una corretta pianificazione finanziaria.

Altre testimonianze riguardano il pagamento delle tasse e dei pedaggi autostradali, il che costringe i consumatori a cercare soluzioni alternative più lente o costose. Anna Vizzari, coordinatrice degli affari pubblici di Altroconsumo, ha ricordato che la discriminazione basata sull’Iban è illegale, ma questa pratica rimane ancora molto diffusa nel mercato italiano.

Le norme europee prevedono infatti che i pagamenti e gli addebiti in euro debbano avvenire alle medesime condizioni in tutti i Paesi dell’area SEPA (Single Euro Payments Area, o Area Unica dei Pagamenti in Euro), il circuito unico che comprende 41 nazioni tra cui i 27 membri dell’Unione Europea. In Italia è tuttavia attivo un sistema tecnologico aggiuntivo identificato con la sigla Seda, uno schema adottato dalle banche tradizionali per facilitare la gestione degli addebiti Sepa.

Le principali fintech e neobank non fanno parte di questo sistema, perciò gli ordini di pagamento vengono spesso rifiutati dai sistemi informatici degli esercenti o delle grandi aziende di servizi.

Il caso Revolut e le sanzioni

Il passaggio alle coordinate bancarie nazionali, avviato da Revolut a gennaio 2025, non ha eliminato del tutto i problemi per i consumatori. Alcuni clienti hanno continuato a segnalare sui social network il rifiuto dell’Iban italiano da parte di società come Telepass, e questo dimostra come gli ostacoli tecnologici siano ancora presenti nonostante l’adeguamento formale.

Nicola Vicino, dirigente per l’Italia della società, ha dichiarato a Milano Finanza che l’azienda sta lavorando per risolvere il problema, ma ha precisato che l’integrazione completa non è immediata. Il rischio di blocchi simili potrebbe presto riguardare anche i nuovi servizi di altri operatori, come l’Iban lussemburghese lanciato dalla fintech italiana Satispay.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è già intervenuta su questo fronte con provvedimenti punitivi. A gennaio 2026 l’Antitrust ha imposto una multa di 800.000 euro alla società Agos Ducato a causa della discriminazione degli Iban non italiani.

Altroconsumo si prepara ora a portare le nuove testimonianze raccolte sul tavolo dei regolatori, per spingere le autorità di vigilanza a imporre il rispetto delle regole europee e a sanzionare le pratiche commerciali scorrette che penalizzano i titolari di conti digitali.

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Trader, opinionista ed esperto di mercati azionari e criptovalute. Uno dei primi investitori in Italia a credere in Bitcoin e diventarne un profondo conoscitore. Collabora con FinanzaDigitale dal 2014. Leggi la bio

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Ultima revisione: 17 Giugno 2026 Come lavora la redazione