Revolut ha costruito negli anni un’offerta di investimento che copre sei famiglie di prodotti: azioni, ETF, obbligazioni, materie prime, criptovalute e fondi dei mercati privati, a cui si aggiunge il Robo-Advisor, il servizio di gestione automatica.
Tutto vive dentro la stessa app, ma dietro le quinte le società coinvolte sono diverse. I servizi di investimento sono forniti da Revolut Securities Europe UAB, società lituana autorizzata dalla Banca di Lituania e iscritta all’albo Consob con il numero 5427.
Le criptovalute passano da Revolut Digital Assets Europe Ltd, registrata a Cipro come Crypto Asset Service Provider ai sensi del regolamento europeo MiCA, con una succursale italiana a Milano. Le materie prime restano in capo a Revolut Ltd, la società britannica.
La distinzione non è burocratica: cambia il regime di protezione. Gli investimenti in strumenti finanziari sono coperti fino a 22.000 euro dal sistema lituano di indennizzo degli investitori, che interviene però solo in casi specifici. Le criptovalute, per stessa ammissione di Revolut, non godono di quella protezione.
Azioni, anche frazionate
Il catalogo azionario supera i 6.000 strumenti tra titoli ed ETF. Si può comprare un’azione intera oppure una frazione, e la soglia minima è di 1 euro: chi vuole esporsi a un titolo che quota 800 dollari non deve trovare 800 dollari.
Le azioni frazionate hanno però una natura diversa da quelle intere. Non danno diritto di voto, hanno limiti alla trasferibilità e sono esposte a rischi ulteriori di custodia e liquidità. Chi immagina di spostare un giorno il portafoglio verso un altro intermediario dovrebbe tenerne conto prima di accumulare posizioni frazionate.
Sul fronte operativo, Revolut consente ordini di acquisto fino a 100.000 dollari o 50.000 quote e apre alla contrattazione sul mercato statunitense in orario prolungato, oltre la campana di apertura e chiusura ufficiale.
ETF e PAC
Anche gli ETF si comprano in quote frazionate a partire da 1 euro. La funzione più interessante è però un’altra: i piani di investimento ricorrenti, che permettono di dirottare una quota fissa dello stipendio su un ETF selezionato con cadenza automatica.
Il vantaggio è economico oltre che psicologico. Gli acquisti ricorrenti e i singoli acquisti di ETP selezionati effettuati tramite la funzionalità dei piani di investimento non pagano commissione di esecuzione. E la commissione minima di 1 euro, che negli ordini piccoli pesa moltissimo in percentuale, non si applica agli acquisti ricorrenti di ETP.
Resta il TER, l’indice di spesa complessiva del fondo, che il gestore trattiene dal patrimonio e che quindi è già incorporato nel prezzo dell’ETF. Revolut non lo incassa, ma il risparmiatore lo paga lo stesso.
Obbligazioni
Qui bisogna leggere le note a piè di pagina. Revolut offre titoli di Stato e obbligazioni societarie con investimento minimo di 2 euro, e comunica rendimenti fino al 6,5% annuo. Il dato però è lordo e fotografato al 10 dicembre 2024, come specifica la stessa pagina, per cui non dice nulla su cosa si trova oggi in app.
La struttura è quella delle obbligazioni frazionate, che replicano il rendimento di un’obbligazione di riferimento senza che il cliente possieda il titolo sottostante. Chi investe riceve una quota proporzionale dei flussi di cassa, cedole e rimborso del capitale, ma non partecipa alle assemblee degli obbligazionisti né agli eventi societari.
La differenza più costosa riguarda le commissioni. La soglia mensile di operazioni gratuite legata al piano non vale per gli ordini obbligazionari: si paga dalla prima operazione, sempre. Chi compra 200 euro di un BTP frazionato paga 1 euro di commissione, cioè lo 0,5% dell’investito, e altrettanto quando vende.
Robo-Advisor
Il Robo-Advisor è un servizio di gestione di portafoglio ai sensi della MiFID II, non un consiglio generico. Si parte da 10 euro, si risponde a un questionario su obiettivi, orizzonte temporale e tolleranza al rischio, e il sistema costruisce un portafoglio che al momento investe esclusivamente in ETF. Esiste anche una linea di portafogli ESG.
Il costo dichiarato è dello 0,75% annuo sul valore di mercato del portafoglio, addebitato ogni mese allo 0,0625%. È una commissione onnicomprensiva sul lato Revolut: niente costi di custodia, niente commissioni sulle singole transazioni e nemmeno sui ribilanciamenti. L’IVA, dove applicabile con aliquota del 21%, è già inclusa nella percentuale. Sopra a questo resta il TER medio ponderato degli ETF in portafoglio, che varia secondo la linea scelta.
Due limiti dichiarati dalla società meritano attenzione. Il servizio è semi-automatizzato e non prevede il confronto con una persona fisica, e non permette di personalizzare le singole posizioni oltre il profilo assegnato. In compenso non ci sono vincoli: si può prelevare in qualsiasi momento senza penali.
Mercati privati
Revolut ha aperto ai clienti retail fondi ELTIF, i fondi europei di investimento a lungo termine, che danno esposizione a private equity, credito privato, infrastrutture e immobiliare. I gestori selezionati sono quattro nomi grandi: Apollo, Ares, Hamilton Lane e Partners Group. La selezione, spiega Revolut, nasce dall’analisi di un database che copre più di 15.000 fondi.
Il rovescio della medaglia sta scritto nero su bianco nei documenti. Sono strumenti illiquidi: i rimborsi avvengono solo in finestre prestabilite, possono essere sospesi da un liquidity gate quando le richieste superano una soglia, e possono essere del tutto vietati durante un periodo di hard lock. Uscire prima della fine del soft lock costa una commissione di rimborso anticipato.
I costi qui non sono di Revolut ma dei gestori, e sono diversi in natura da tutto il resto dell’app. C’è una management fee annua calcolata sul valore netto del fondo, già scontata nel NAV. C’è una performance fee, addebitata solo sopra un rendimento minimo prefissato, l’hurdle rate, e soggetta a high water mark, cioè dovuta solo quando il fondo supera il suo massimo precedente.
I gestori pagano a Revolut una commissione di distribuzione, che è parte della management fee. La simulazione ufficiale di Revolut la ipotizza al 45% delle commissioni di gestione a scopo illustrativo, ma la percentuale reale varia da fondo a fondo e viene comunicata a posteriori nel rendiconto annuale dei costi.
Criptovalute
Le crypto si comprano dalla sezione dedicata dell’app oppure da Revolut X, la piattaforma di scambio avanzata. Sono due mondi tariffari distinti.
Nell’app principale vale una tariffazione a livelli, che scala in base al piano e ai volumi di trading, con una commissione minima applicata alle operazioni piccole. Su Revolut X le commissioni sono fisse: 0% per gli ordini maker, quelli che aggiungono liquidità al book, e 0,09% per gli ordini taker, quelli eseguiti immediatamente contro ordini già presenti. La piattaforma dichiara oltre 300 token e un’API per strategie automatizzate.
Chi vuole tenere le monete ferme può fare staking, e cioè bloccarle a supporto della rete in cambio di ricompense. Revolut trattiene una commissione su tutte le ricompense ricevute, per cui l’APY mostrato in app è già al netto del suo prelievo. Durante il periodo di lock-up i token restano esposti alle oscillazioni di prezzo e la maggior parte dei protocolli non paga ricompense nella fase di blocco. Esistono inoltre i rischi tecnici tipici della delega a un validatore, come le penalità di slashing.
Prelevare crypto verso un wallet esterno costa una commissione di servizio pari a:
- 1,00€ per XRP, XLM, DOT, SOL, AVAX, XTZ, ALGO e ADA;
- 3,00€ per tutte le altre.
A questo va poi sommata la commissione di rete variabile.
Costi e commissioni
Le commissioni di esecuzione su azioni ed ETF dipendono dal piano. Ogni ciclo di fatturazione include un numero di ordini senza commissione, superato il quale scatta la tariffa.
| Piano | Costo mensile | Ordini gratis al mese | Costi oltre soglia |
|---|---|---|---|
| Standard | 0,00€ | 1 | 0,25% (min. 1€) |
| Plus | 3,99€ | 3 | 0,25% (min. 1€) |
| Premium | 9,99€ | 5 | 0,25% (min. 1€) |
| Metal | 15,99€ | 10 | 0,25% (min. 1€) |
| Ultra | 55€ | 10 | 0,12% (min. 1€) |
Esiste poi l’add-on Trading Pro, a 15 euro al mese, che porta la commissione allo 0,12% per operazione dalla prima negoziazione, senza commissione minima. Per chi opera su importi piccoli e frequenti è quest’ultimo dettaglio a fare la differenza, più della percentuale.
Attorno a queste voci ruotano i costi accessori. Non c’è commissione di custodia. Ci sono le commissioni regolamentari imposte dalle autorità, trattenute dal ricavato delle vendite. Ci sono le pass-through fee sugli ADR, i certificati che rappresentano azioni estere quotate negli Stati Uniti, che le banche depositarie addebitano di norma una volta l’anno tra 0,01 e 0,05 dollari per quota.
C’è il cambio valuta, che scatta ogni volta che i fondi vanno convertiti per comprare un titolo denominato in valuta diversa: il piano Revolut Standard ha un limite mensile di 1.000 euro oltre il quale si paga l’1%, il piano Plus la metà, mentre Premium, Metal e Ultra hanno scambio illimitato. E c’è il trasferimento titoli verso un intermediario terzo, che costa 35 dollari per ogni posizione trasferita.
Investimenti e dichiarazione dei redditi
Revolut è una banca a tutti gli effetti con IBAN italiano, ma la gestione degli investimenti non passa ancora dalla branch italiana, ma dalla divisione lituana. L’azienda dichiara di non fornire consulenza fiscale e che il cliente è responsabile della dichiarazione e del pagamento delle imposte dovute.
Su trading e investimenti, Revolut non opera come sostituto d’imposta: si applica il regime dichiarativo, quindi plusvalenze, dividendi e cedole vanno riportati in dichiarazione e le imposte versate in autoliquidazione, con l’aliquota sui redditi finanziari attualmente al 26% per la gran parte degli strumenti. Il conto estero comporta inoltre gli obblighi di monitoraggio nel quadro RW e il pagamento dell’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie detenute all’estero. Vale la pena farsi seguire da un commercialista, perché il trattamento cambia tra azioni, obbligazioni, ETF armonizzati e non, ELTIF e criptovalute.
Sui dividendi americani si aggiunge un secondo livello. L’aliquota di ritenuta standard per i non residenti negli Stati Uniti è del 30%, ma scende al 15% grazie alla convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Stati Uniti. La riduzione si attiva firmando il modulo W-8BEN durante l’apertura del conto di investimento, passaggio che l’app propone in automatico. Per la dichiarazione, gli estratti conto di trading si scaricano direttamente dall’app.
Il confronto con le alternative
| Broker | Azioni / ETF | PAC ETF | Fiscalità |
|---|---|---|---|
| Revolut | 1€ min.* | Gratis* | Dichiarativo |
| Trade Republic | 1€ | Gratis | Amministrato |
| Scalable Capital | 0,99€ | Gratis | Dichiarativo |
| Fineco | 0,19% ** | — | Amministrato |
** Commissione Fineco 0,19% – min. 2,95€ · max. 19€.
Revolut non è l’unica app che permette di investire con poco. Su azioni ed ETF, Trade Republic applica una commissione fissa di 1 euro per operazione con esecuzione al miglior prezzo, indipendentemente dall’importo investito, oppure 2 euro se il cliente sceglie la sede di negoziazione.
Scalable Capital si ferma a 0,99 euro per operazione sul piano gratuito, con alcuni ETF di provider partner comprabili senza commissione sopra i 250 euro di ordine. In entrambi i casi i piani di accumulo automatici in ETF sono gratuiti, senza il vincolo della soglia mensile che invece regola gli ordini gratuiti di Revolut.
Su un ordine da 50 euro, Revolut applica il minimo di 1 euro solo dopo aver esaurito la soglia del piano, Trade Republic addebita comunque 1 euro dalla prima operazione fuori PAC, Scalable Capital 0,99 euro.
Fineco, la banca online italiana con più quota di mercato su azioni ed ETF a Piazza Affari, lavora diversamente: niente commissione fissa ma una percentuale sul controvalore, 0,19%, con un minimo che parte da 2,95 euro e un massimo di 19 euro per ordine. Su importi piccoli è la piattaforma più cara delle quattro, su ordini consistenti la percentuale può risultare competitiva. Fineco offre inoltre oltre 700 ETF a zero commissioni in promozione.
La differenza più rilevante per un investitore italiano riguarda però la fiscalità, non le commissioni. Fineco lavora in regime amministrato per scelta del cliente, quindi la banca calcola e versa le imposte come sostituto d’imposta, e chi vuole può optare comunque per il dichiarativo. Trade Republic, dopo l’apertura della succursale italiana a inizio 2025, offre lo stesso regime amministrato ai nuovi clienti: le imposte su plusvalenze e dividendi vengono trattenute e versate in automatico, senza bisogno del commercialista per la parte titoli. Scalable Capital, come Revolut, resta in regime dichiarativo: il cliente calcola da sé plusvalenze e minusvalenze e le riporta in dichiarazione.
Sull’ampiezza del catalogo, Revolut resta il più esteso dei quattro per numero di prodotti diversi nella stessa app: oltre alle azioni e agli ETF ordinari, mette a disposizione fondi di private equity, obbligazioni frazionate e un servizio di gestione automatica con lo stesso conto usato per pagare con la carta. Trade Republic ha aggiunto crypto conformi al regolamento MiCA e un catalogo obbligazionario più ridotto rispetto ai broker tradizionali. Nessuno dei tre concorrenti diretti offre oggi un accesso ai mercati privati paragonabile a quello di Revolut.
A chi conviene
Il profilo che sfrutta meglio Revolut è l’investitore che vuole gestire soldi, spese quotidiane e portafoglio nello stesso posto, senza aprire un secondo conto corrente solo per il trading. Chi già usa Revolut per lo stipendio o per i pagamenti in valuta estera trova naturale spostare lì anche i primi investimenti, specie se parte da importi piccoli grazie alle azioni frazionate da 1 euro.
È una scelta sensata anche per chi vuole toccare con mano asset diversi prima di scegliere dove concentrarsi: un conto Revolut permette di provare un ETF, un’obbligazione frazionata e persino un fondo di private equity senza aprire tre rapporti con tre intermediari diversi. Il Robo-Advisor si rivolge a chi non vuole scegliere i singoli titoli e accetta di pagare lo 0,75% l’anno per delegare la gestione.
Conviene meno a chi fa più di qualche operazione al mese su azioni o ETF: la soglia gratuita mensile si esaurisce in fretta e la commissione dello 0,25% oltre soglia è più alta del costo fisso di 1 euro di Trade Republic o dello 0,99 euro di Scalable Capital su ordini superiori ai 400 euro circa. Chi investe soprattutto in obbligazioni singole trova un catalogo più ampio e un regime fiscale più comodo su un broker tradizionale come Fineco, che offre anche il regime amministrato per non doversi occupare della dichiarazione.
E chi vuole evitare del tutto la burocrazia fiscale italiana ha oggi un’alternativa diretta nel campo delle app a basso costo: Trade Republic offre lo stesso posizionamento di prezzo di Revolut ma con la banca che fa da sostituto d’imposta, un vantaggio che pesa soprattutto per chi non ha già un commercialista di fiducia.
Domande frequenti
Sì. Revolut specifica che la soglia di operazioni senza commissioni include sia le transazioni eseguite sia gli ordini inseriti e non eseguiti durante il ciclo di fatturazione del piano. Un ordine limite piazzato lontano dal prezzo di mercato e mai riempito brucia comunque una delle operazioni gratuite disponibili.
No, ed è una delle asimmetrie meno note. La soglia mensile a rinnovo automatico si applica ad azioni ed ETP, non agli ordini obbligazionari, che pagano commissione dalla prima operazione su tutti i piani.
L’add-on costa 15 euro al mese e sostituisce la tariffa dello 0,25% con lo 0,12% senza commissione minima. Il conto va fatto su due fronti: il risparmio dello 0,13% sui grandi importi, che si ripaga intorno agli 11.500 euro di controvalore scambiato in un mese, e l’eliminazione del minimo di 1 euro, decisiva per chi fa molti ordini piccoli. Su venti ordini da 100 euro il risparmio è di circa 17 euro al mese solo grazie all’assenza del minimo.
Sì, tramite trasferimento DTC, ma il costo è di 35 dollari per ciascuna posizione trasferita. Con un portafoglio composto da dieci titoli diversi si arriva a 350 dollari. Le azioni frazionate hanno inoltre limitazioni di trasferibilità dichiarate dalla stessa Revolut, per cui non è detto che seguano il resto.
È tutto quello che incassa Revolut: la voce comprende la gestione, i ribilanciamenti, l’esecuzione delle operazioni e l’eventuale IVA al 21%. Sopra resta però il TER degli ETF sottostanti, che il gestore del fondo trattiene direttamente dal patrimonio e che non compare come addebito separato in app.
Solo nelle finestre di rimborso previste dal fondo, e non sempre. Un liquidity gate può limitare la quota di patrimonio rimborsabile in un dato periodo e rinviare le richieste in eccesso al periodo successivo. Durante un hard lock il rimborso non è proprio permesso. Se si esce durante il soft lock si paga una commissione di rimborso anticipato, applicata dopo il calcolo delle altre commissioni.
Sì, sui fondi ELTIF riceve dai gestori una commissione di distribuzione che è compresa nella management fee del fondo. Nel documento illustrativo dei costi la ipotizza al 45% delle commissioni di gestione, precisando che la percentuale effettiva cambia da fondo a fondo e viene comunicata a posteriori nel rendiconto annuale. Sulle altre attività di investimento, Revolut dichiara invece di non trattenere incentivi da terzi, con l’eccezione dei piani di investimento in ETF dove gli importi vengono restituiti ai clienti.
No. La copertura fino a 22.000 euro del sistema lituano riguarda gli strumenti finanziari gestiti da Revolut Securities Europe UAB e interviene solo in eventi specifici. Le criptovalute sono esplicitamente escluse da qualunque schema di indennizzo, come ricorda la stessa società.
Ogni volta che serve convertire il saldo del conto principale nella valuta dello strumento, e di nuovo al rientro se si vogliono i proventi in una valuta diversa. Con il piano Standard il limite mensile è di 1.000 euro e oltre quella soglia si paga l’1%; con il Plus lo 0,5%. Comprare titoli americani con un conto in euro senza fare attenzione a questa voce può erodere una parte non piccola del rendimento.
È un dato lordo, riferito al 10 dicembre 2024 e presentato dalla stessa Revolut come non indicativo dei risultati futuri. Indica il massimo dell’offerta in quel momento, non il rendimento medio né quello disponibile oggi, che va verificato in app titolo per titolo.
No. Il servizio assegna un portafoglio adatto in base a conoscenze, esperienza, situazione finanziaria, obiettivi e tolleranza al rischio dichiarati, e non consente di personalizzare le singole posizioni. Si può cambiare linea e livello di rischio, oppure passare alla versione ESG, ma la composizione la decide il gestore.
