Revolut raggiunge una valutazione di 115 miliardi di dollari dopo un nuovo round di finanziamento

La valutazione della fintech britannica è cresciuta rispetto ai 75 miliardi di dollari del 2025, continua l'espansione delle attività bancarie fuori dall'Europa.

Pubblicato il 4 Novembre 2026 4 min di lettura

Revolut ha annunciato mercoledì 4 novembre la chiusura di un nuovo round di finanziamento che attribuisce alla società una valutazione di 115 miliardi di dollari. L’operazione consolida il valore raggiunto dalla fintech britannica, che negli ultimi anni è diventata una delle società private più valutate d’Europa e oggi conta oltre 80 milioni di clienti nel mondo.

Al round hanno partecipato investitori già presenti nel capitale e nuovi soggetti finanziari. L’operazione è stata guidata da Glade Brook Capital Partners, Coatue, Durable Capital Partners, T. Rowe Price Associates e Baillie Gifford. Revolut non ha comunicato l’ammontare complessivo della transazione.

La valutazione di 115 miliardi di dollari era già emersa lo scorso luglio, quando Revolut aveva avviato un’operazione di vendita di azioni sul mercato privato, anche per consentire ai dipendenti e agli azionisti esistenti di monetizzare parte delle proprie quote. La chiusura annunciata oggi arriva quindi dopo diversi mesi e formalizza un valore superiore di circa il 53% rispetto ai 75 miliardi di dollari riconosciuti alla società nel novembre 2025.

Revolut rimane una società non quotata in Borsa. La sua valutazione deriva dalle condizioni delle operazioni sul capitale e non da un prezzo delle azioni determinato quotidianamente sui mercati regolamentati.

I risultati economici e l’espansione internazionale

A sostenere la crescita della valutazione ci sono anche i risultati finanziari del gruppo. Nel 2025 Revolut ha registrato ricavi per 6 miliardi di dollari, con un aumento del 46% rispetto all’anno precedente.

L’utile ante imposte è cresciuto del 57%, fino a 2,3 miliardi di dollari (1,7 miliardi di sterline), mentre il margine ante imposte ha raggiunto il 38%. È stato il quinto anno consecutivo chiuso in utile dalla società, fondata a Londra nel 2015 da Nik Storonsky e Vlad Yatsenko.

Nel frattempo Revolut sta cercando di trasformare la propria presenza internazionale in una rete di attività bancarie autorizzate nei diversi mercati. Il 2026 è stato particolarmente importante da questo punto di vista.

Nel Regno Unito, dove ha sede il gruppo, la società ha completato il percorso regolamentare necessario per avviare pienamente le attività bancarie. Ha inoltre esteso le proprie operazioni in Messico, Australia e Nuova Zelanda, e in Francia e Colombia ha ottenuto nuove autorizzazioni bancarie.

La società dispone già di una presenza bancaria consolidata nello Spazio economico europeo, dove opera attraverso le autorizzazioni ottenute nell’Unione europea. L’obiettivo di Revolut resta il superamento dei 100 milioni di clienti e arrivare nel lungo periodo a operare in oltre 100 Paesi.

La partita statunitense

Uno degli sviluppi più rilevanti riguarda gli Stati Uniti. Il 3 settembre Revolut ha ottenuto l’approvazione condizionata dell’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), l’autorità federale che supervisiona le banche nazionali statunitensi, per la costituzione di una banca nel Paese.

L’autorizzazione non è ancora definitiva. Revolut deve completare ulteriori procedure presso la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), la Federal Reserve e la stessa OCC prima di poter avviare le attività bancarie previste.

La società prevede di avviare la banca nella prima metà del 2027, con una struttura iniziale di circa 160 dipendenti e un investimento di capitale di circa 95 milioni di dollari.

L’ottenimento di una licenza bancaria nazionale consentirebbe a Revolut di offrire direttamente prodotti come conti correnti, prestiti e carte di credito, senza dover dipendere per queste attività dalle autorizzazioni e dalle infrastrutture di altri istituti.

Nik Storonsky, fondatore e amministratore delegato di Revolut, ha collegato il nuovo round anche alla possibilità per i dipendenti di beneficiare della crescita del valore aziendale. «È il nostro team a rendere possibile tutto questo, e l’azionariato diffuso tra i dipendenti rappresenta un pilastro della nostra cultura fin dal primo giorno», ha dichiarato.

Il direttore finanziario Victor Stinga ha invece sottolineato il ruolo delle autorizzazioni bancarie nell’espansione futura. Secondo Stinga, i risultati raggiunti consentirebbero alla società di rafforzare la propria offerta nei mercati principali e di raggiungere nuovi clienti fuori dall’Europa, dove si concentra ancora una parte importante delle sue attività.

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A cura di
Jacopo Curletto
Autore
Jacopo Curletto
Giornalista pubblicista

Giornalista pubblicista con laurea in Economia e Statistica, master in Economic & Financial Journalism, esperto di finanza personale, economia e fintech. Curo i contenuti di Finanzadigitale dal 2022. Leggi la bio

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