Pensione integrativa: cos’è, come funziona e quando conviene

La pensione integrativa può essere un’ottima opportunità complementare per aumentare ciò che otterrai da pensionato: scopriamo quali sono le soluzioni più efficienti, la simulazione e se conviene.

Pensione integrativa

La preoccupazione di molte persone è quella di arrivare all’età del pensionamento e non beneficiare di una pensione che possa soddisfare un tenore di vita adeguato. Preoccupazioni che continuano ad aumentare e che spingono in molti ad optare sulla pensione integrativa.

Il sistema pensionistico contributivo vacilla sempre di più, anche per colpa della crisi economica e di un numero sempre minore di contribuenti. Non stupisce inoltre come l’età pensionabile continui ad aumentare, portando ancora più incertezza.

La pensione integrativa permette di costruire una rendita parallela alla previdenza obbligatoria per legge. In altri termini, uno strumento per dormire più sereni e per garantirti un futuro con meno preoccupazioni e con la certezza di un’entrata in più.

Vediamo quindi di capire nel dettaglio come funzioni la previdenza complementare, perché sceglierla, quando conviene, proponendo inoltre un esempio pratico, ossia una simulazione, per comprendere definitivamente il suo meccanismo.

Cos’è la pensione integrativa?

Cos’è:Integrazione alla pensione obbligatoria
Tipologie:Fondi aperti, fondi chiusi e piani individuali
Quanto è richiesto:Si può partire anche da 50 euro al mese
Quanto dura:Di solito, è conveniente con un periodo minimo di 5 anni

Prima di passare al suo funzionamento, è bene aprire una piccola parentesi su cos’è la pensione integrativa. Si tratta di una forma di risparmio pensionistico, da poter aggiungere alla pensione di base obbligatoria, legata al regime pubblico.

È quindi uno strumento utilizzato su base volontaria, a scelta del contribuente, per garantire uno stile di vita più soddisfacente in età adulta. Una scelta che ricade soprattutto sulle persone che ipotizzano di avere una pensione bassa, o non congrua alle proprie aspettative.

Chiamata anche previdenza complementare, può essere utilizzata da qualsiasi lavoratore. Puoi ad esempio crearti una rendita futura se sei un libero professionista, un dipendente statale, un lavoratore dipendente, o possessore di partita IVA.

Comprende gli ultimi due pilastri del sistema previdenziale, composto da:

  1. primo pilastro: sistema pensionistico pubblico obbligatorio;
  2. secondo pilastro: previdenza su fondi pensione chiusi;
  3. terzo pilastro: previdenza su piani personali, fondi aperti, o altri prodotti finanziari.

Esistono ovviamente diverse tutele ed agevolazioni che lo Stato garantisce a chiunque sia interessato ad aprire un piano pensionistico complementare. I motivi sono numerosi e nel prossimo paragrafo ne esponiamo i più importanti.

Perché aderire alla pensione integrativa?

Perché aderire alla pensione integrativa

In Italia, il sistema pensionistico continua a subire modifiche anno dopo anno ed è diventato sempre più difficile andare in pensione con una somma adeguata, che possa garantire il pieno sostentamento dell’individuo, dopo aver lavorato per decine di anni.

Si è infatti passati dal sistema retributivo a un sistema contributivo, che si basa su quanto versato dal lavoratore. Ciò che i giovani lavoratori pagano adesso serve per remunerare le pensioni di chi ha già smesso di lavorare.

In un quadro generale instabile, con sempre meno giovani occupati ed un’età media dei lavoratori che aumenta in modo esponenziale, si creano grosse falle nel sistema, che a lungo andare potrebbero mettere in difficoltà i pensionati di domani.

Per questo motivo lo Stato supporta con agevolazioni chiunque aderisca ad una pensione integrativa. La previdenza complementare è importante per garantire un tenore di vita analogo a quello che hai durante gli anni di lavoro e per proteggerti da un futuro incerto.

Come funziona la pensione integrativa

Come funziona la pensione integrativa

La pensione integrativa può essere scelta a discrezione di ogni lavoratore ed essere supportata anche dall’azienda presso cui si presta servizio. Esistono inoltre previdenze complementari che possono essere avviate solamente per determinati lavoratori.

La maggior parte dei fondi pensione investe le somme raccolte su altri strumenti finanziari, con un profilo di rischio quasi sempre molto basso. L’obiettivo è quello di garantire la generazione di un capitale da erogare alla scadenza del contratto, con strategie orientate al medio e lungo termine.

In linea generale, il funzionamento della pensione integrativa si basa su questi passaggi:

  1. adesione;
  2. contribuzione;
  3. beneficio della pensione integrativa.

1. Adesione

Il primo step per avviare una forma pensionistica complementare è l’adesione, ossia la scelta del contratto più adatto e la sottoscrizione dello stesso. L’apertura è permessa a chiunque lavori, indipendentemente dall’età.

L’adesione può essere individuale e riguardare versamenti personali, oppure collettiva, se fa invece riferimento ad un fondo pensione relativo al tuo settore specifico, o in alternativa se è previsto dall’azienda dove lavori.

Per la sottoscrizione è richiesta la compilazione del modulo di adesione e la scelta del fondo più adatto alle tue esigenze. La stessa deve essere ponderata sulla base della propensione al rischio e degli anni che mancano alla pensione.

2. Contribuzione

Il secondo pilastro fondamentale è la contribuzione, ossia l’accumulo, che ti permette di costruirti gradualmente la pensione complementare.

La stessa è quasi sempre molto flessibile, perché sarai tu stesso a decidere quanto versare ogni mese e come gestire gli accrediti. Puoi anche decidere di sospendere i versamenti, di riprenderli, così come di prelevare una somma a titolo di riscatto, o anticipato.

Dopo un determinato periodo di tempo (quasi sempre 2 anni), è altresì possibile chiedere il cambio della contribuzione su un’altra forma pensionistica. Puoi inoltre decidere di destinare il tuo TFR se sei un lavoratore dipendente.

3. Beneficio della pensione integrativa

Terminati gli anni di lavoro, allo scattare della pensione pubblica, puoi integrare la rendita con i frutti del tuo piano pensione complementare. Di norma, è il contratto stesso a stabilire come otterrai la restituzione del capitale, se è possibile modificare i termini e così via.

Facendo un rapido esempio, puoi ricevere un pagamento fisso ogni mese, oppure richiedere la liquidazione istantanea fino ad un massimo del 50% del capitale raccolto. Se la somma che hai generato negli anni è molto bassa, puoi invece ottenerla nell’immediato.

Pensione integrativa: quanto versare al mese?

Quanto versare per la previdenza complementare

Non esiste un valore specifico che indica quanto versare al mese per una pensione integrativa. Molto dipende dalle proprie disponibilità e dal tenore di vita che si ha intenzione di avere in pensione.

Un dipendente che ha sempre preso uno stipendio netto di 3.000 euro al mese, avrà sicuramente la possibilità di accantonare un fondo pensione più cospicuo rispetto ad un dipendente, o libero professionista, con un reddito annuo inferiore.

In linea generale, considerando un rendimento del fondo pensione dal 3 al 6%, si può ottenere una somma integrativa pari al 18-21% dell’ultima paga mensile ricevuta, scegliendo di versare una parte di reddito pari al 5%, per 30 annualità.

Pensione integrativa: 50 euro al mese

50 euro

Le soluzioni di previdenza complementare partono solitamente da 50 euro al mese, che è quasi sempre il valore più basso per accedere ad un fondo. Si tratta di una somma che la maggior parte dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi, può mettere via senza sforzi.

Quale rendita si può ottenere nel concreto con un versamento mensile di 50 euro?

Considerando un rendimento del 3% e la media dei risultati dei fondi pensione negli ultimi anni, una persona di 30 anni può ottenere:

  • una pensione integrativa di 35 euro al mese, versando per 20 anni;
  • una pensione integrativa di 78 euro al mese, versando per 30 anni;
  • una pensione integrativa di 131 euro al mese, versando per 36 anni, ossia fino ai 67.

Pensione integrativa: 100 euro al mese

100 euro

Raddoppiando l’accredito mensile, sulla base delle stesse condizioni proposte nel caso precedente, la rendita annua dopo l’età lavorativa diventa più interessante. Essendo più alta, potrebbe essere tuttavia proibitiva per chi ha uno stipendio basso, ma in ogni caso accessibile.

Quale rendita si può ottenere con una rata di 100 euro in un fondo pensione? Con un rendimento del 3% e tenendo conto della media dei dati degli ultimi anni, si può ricevere:

  • una pensione integrativa di 70 euro al mese, versando per 20 anni;
  • una pensione integrativa di 155 euro al mese, versando per 30 anni;
  • una pensione integrativa di 262 euro al mese, versando per 36 anni.

Pensione integrativa: esempio

Pensione complementare esempio

Ecco un esempio pratico per comprendere a cosa serva la pensione integrativa, prendendo come riferimento due soggetti con posizioni lavorative differenti: dipendente e lavoratore autonomo, ossia libero professionista.

Ipotizziamo che entrambi abbiano 35 anni e che abbiano iniziato a versare i propri contributi dal 2017. Supponiamo inoltre che fra le tante proposte, decidano di versare una rata di 200 euro al mese per la propria pensione complementare.

I due scenari sono:

  1. per il lavoratore dipendente, che ha uno stipendio netto mensile di 1.500 euro (cifra media per un impiegato in Italia), il suo ultimo anno di lavoro sarà il 2057, con una pensione obbligatoria netta di 1.762 euro + un’integrazione di 338 euro;
  2. per il lavoratore autonomo, che ha uno stipendio lordo di 30.000 euro annui, con pensionamento nel 2057, per avere una pensione simile alla precedente, con 1.670€ + un’integrazione di 511 euro, sarà necessario versare 300 euro al mese.

Pensione integrativa: simulazione

Simulazione

La maggior parte delle banche, assicurazioni o istituti che offrono servizi pensionistici complementari, permettono di accedere ad una simulazione. Utilizzarla è molto semplice e alla fine del processo otterrai una stima dell’integrazione sulla base dei versamenti.

A seguire i dati richiesti da tutte le piattaforme per la simulazione della pensione integrativa:

  1. il proprio sesso;
  2. reddito annuo lordo, o alcune volte netto;
  3. età;
  4. posizione lavorativa;
  5. periodo di tempo in cui si pagheranno i versamenti al fondo.

Escludendo gli eventuali costi, si hanno due possibilità. La prima è calcolare in via anticipata quale sarà l’integrazione, pagando una determinata rata al mese. La seconda, è invece sapere quale rata dover pagare per ottenere la rendita dei propri sogni.

Pensione integrativa a 50 anni conviene?

Pensione complementare 50 anni

In molti si domandano se la pensione integrativa a 50 anni convenga o meno. Al raggiungimento di questa età, il lavoratore si trova ancora nel pieno delle sue capacità lavorative ed ha solitamente il massimo stipendio possibile, sulla base degli scatti di anzianità ottenuti.

Se ha iniziato a lavorare all’età di 25/30 anni, avrà davanti ancora 15/20 anni di lavoro prima di poter chiedere la pensione. Mai come in questi casi, è quindi vantaggioso sottoscrivere una pensione integrativa, sulla base delle proprie esigenze e necessita.

Consulenti e commercialisti consigliano di aprire una previdenza complementare anche a 60 anni, almeno 5 anni prima dell’età pensionabile. Così facendo, il capitale raccolto rappresenterà un supporto agli accrediti della pensione obbligatoria.

Quali sono le forme pensionistiche complementari?

Pensioni complementari: tipologie

Le forme pensionistiche complementari sono numerose e rientrano tutte nel secondo pilastro della previdenza dei lavoratori. Esistono inoltre soluzioni che non possono considerarsi pensioni integrative e che rientrano nell’ambito degli investimenti puri.

Per fare chiarezza, indichiamo a seguire una classificazione completa.

1. Fondi pensione chiusi

I fondi pensione chiusi, chiamati molto spesso anche “negoziali”, sono stabiliti sulla base di accordi tra organizzazioni aziendali e sindacali. Sono quindi istituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Hanno di regola un grado di rischio bassissimo.

È una tipologia specifica, che racchiude anche i fondi pensione territoriali, che riguardano solamente una determinata area geografica. Si intuisce come, in linea generale, l’accesso sia destinato solamente a chi ha rapporti con il sindacato, o con la società legata al fondo.

2. Fondi pensione aperti

Come indica il termine, si tratta di fondi aperti a tutti, che non sono istituiti da sindacati e che non riguardano solamente una determinata area geografica. Chiunque può accedervi, indipendentemente se è un lavoratore autonomo, dipendente, o libero professionista.

I rendimenti dei fondi pensione aperti possono essere differenti sulla base della gestione ed avere costi variabili. Prima di sottoscrivere il contratto puoi sempre scegliere il fondo con il grado di rischio più consono alle tue esigenze e al rendimento potenziale ottenibile.

Rispetto alla pensione base obbligatoria, quella complementare aperta è gestita da:

  • banche e istituti finanziari;
  • società di gestione del risparmio (SGR);
  • società di intermediazione mobiliare (SIM);
  • imprese di assicurazioni.

3. Piani individuali pensionistici

I piani individuali pensionistici, chiamati spesso anche PIP, sono prodotti di previdenza complementare, utilizzabili per integrare la pensione con una somma aggiuntiva. Sono messi a disposizione solo ed esclusivamente da compagnie di assicurazione e banche.

L’adesione ai PIP è su base volontaria e non è mai obbligatoria. Anche in questo caso, il contribuente può decidere a sua discrezione quanto versare ogni mese, rispettando sempre le linee guida e le soglie minime imposte dall’istituto.

I piani individuali pensionistici possono essere a contribuzione definita, o a prestazione definita. Nel primo caso, è definito quanto si verserà, ma il beneficio dipende dal rendimento del fondo. Nel secondo caso, si sa già in partenza quale sarà la pensione integrata.

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Pensione integrativa migliore

Pensione integrativa migliore

Non esiste una risposta univoca alla domanda su quale possa essere la pensione integrativa migliore. Molto dipenderà dalle esigenze e dalle preferenze individuali, che possono differenziarsi da lavoratore a lavoratore, anche sulla base del tenore di vita che vorrà condurre in futuro.

In linea generale, una pensione integrativa è buona se offre un rendimento consono rispetto al rischio e se ha una gestione efficiente delle somme raccolte dai contribuenti. È inoltre importante valutare anche l’affidabilità e la professionalità del gestore del fondo.

Inoltre, è opportuno scegliere soluzioni flessibili, che offrono personalizzazioni del versamento, sulla durata, sulle possibilità di riscattare la somma in modo anticipato e su altri aspetti. In ogni caso, è consigliabile confrontare le offerte disponibili sul mercato.

Fra le pensioni integrative migliori citiamo:

  • pensione integrativa Poste Italiane, che ti permette di iniziare con una rata molto bassa, da soli 50 euro, che puoi incrementare con il passare degli anni sulla base delle tue esigenze – non ha nessun costo fisso di adesione;
  • pensione integrativa UniCredit, ossia un piano individuale (PIP) molto flessibile, con tante agevolazioni fiscali e che ti consente di interrompere i versamenti in qualsiasi momento – puoi scegliere fra Soluzione Guidata, o Soluzione Profilo, per individuare la combinazione più efficiente;
  • pensione integrativa Generali, proposta da uno degli istituti finanziari ed assicurativi più importanti in Europa – propone un fondo pensione aperto, con diverse soluzioni di investimento, sulla base del singolo lavoratore;
  • pensione integrativa Unipol, che ti permette di scegliere la soluzione previdenziale più adatta per il tuo futuro, fra una vasta gamma di proposte, sia di piani individuali pensionistici, sia di fondi pensione aperti.

Pensione integrativa è deducibile? Detrazioni e tassazione

Tassazione e detraibilità

A differenza delle altre forme di investimento, che non possono considerarsi un supporto alla pensione di primo livello (obbligatoria), la pensione integrativa non è mai uno svantaggio per il contribuente a livello fiscale e tassativo.

La tassazione è quindi molto agevolata, perché si parla di una tassa del 20% in fase di versamento. Al momento dell’erogazione, si ha invece una tassazione al 15% per i primi anni, che man mano si riduce 9% dal quindicesimo anno in poi.

La pensione integrativa è in ogni caso deducibile durante il periodo dei versamenti dei contributi, in fase di compilazione della dichiarazione dei redditi. Ricorda, però, che è possibile dedurre fino ad un massimo annuale di 5.164,57 euro.

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Pensione integrativa: conviene?

Conviene la pensione integrativa

In conclusione, conviene fare affidamento sulla pensione integrativa? La risposta è: dipende. Nella tua valutazione devi ovviamente tenere in considerazione quanti più aspetti possibili e non lasciarti ingannare dai rendimenti elevati.

Gli stessi devono infatti sempre essere associati ad un rischio più elevato. Il fondo potrebbe ad esempio investire solamente in titoli azionari e, in caso di default del mercato, potresti così ritrovarti con un pugno di mosche in mano.

Di contro, se opti su un prodotto a basso rischio, un piano pensionistico integrativo da 50 o 100€ al mese, al netto dei costi, ti permette di aumentare la tua pensione solamente di poche decine di euro, a fronte di versamenti per oltre 15 anni.

Per questo motivo, fra le alternative più selezionate trovi i cosiddetti piani di accumulo, oppure gli investimenti diretti in ETF, o sulla Borsa. Anche in questo caso, aumentando le potenzialità di profitto, aumenteranno in modo parallelo anche i rischi.

Vantaggi sulla pensione complementare

  • permette di beneficiare di una pensione maggiorata al termine dell’età lavorativa;
  • è un’ottima soluzione per tutelare il tuo futuro e quello delle persone che ti circondano;
  • può essere sottoscritta in modo molto semplice, presso i migliori istituti finanziari e le principali compagnie assicurative;
  • puoi iniziare anche con importi molto bassi, da 50 euro;
  • alla scadenza puoi scegliere se avere una percentuale in anticipo, o se ottenere rate mensili;
  • puoi scegliere a tua discrezione quale fondo utilizzare, anche sulla base del rischio associato;
  • ci sono sempre ottime agevolazioni fiscali.

Svantaggi sulla pensione complementare

  • i costi dei fondi pensione, relativi soprattutto alla gestione degli stessi, devono sempre essere considerati;
  • alcuni fondi potrebbero mostrare rendimenti elevati, ma essere molto rischiosi per un risparmiatore alle prime armi;
  • per i fondi a basso rischio, l’integrazione a fine contratto è solitamente molto bassa.

Pensione integrativa – Domande frequenti

Quando conviene la pensione integrativa?

La pensione integrativa conviene quando si teme di avere una pensione obbligatoria molto bassa. Ti permette di avere un extra a fine mese, per migliorare il tenore di vita.

Qual è il miglior fondo pensione integrativo?

Le migliori pensioni integrative, legate ad una previdenza complementare, sono proposte da istituti finanziari come Poste Italiane, UniCredit, Intesa Sanpaolo, o Generali.

Quanto devo versare al mese per una pensione integrativa?

Non esiste un ammontare specifico obbligatorio da versare, perché è il lavoratore a stabilire con quanto partire e se aumentare o diminuire il pagamento. Più alta è la rata e maggiore sarà l’integrazione.

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Luca Conti

Esperto di mercati finanziari e trader indipendente

Esperto di mercati finanziari e trader indipendente. Collabora con Finanza Digitale curando i contenuti dedicati al trading.

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