Obbligazioni AT1: cosa sono i bond che fanno paura ai mercati?

La cancellazione di 17 miliardi di euro di obbligazioni AT1 di Credit Suisse ha suscitato grandi perplessità sull’impiego di questi bond, creando timori sui mercati. Scopri perché e quali sono le loro caratteristiche.

Obbligazioni AT1

Il fallimento della Silicon Valley Bank (SVB), il crollo di Credit Suisse con il salvataggio di UBS e la perdita del 26,7% delle azioni Deutsche Bank, sono eventi che hanno portato l’attenzione sulle obbligazioni AT1.

Pochi giorni fa vi è stato anche l’annuncio di due banche tedesche, Deutsche Pfandbriefbank e Aareal Bank, che hanno dichiarato di non rimborsare questi bond agli investitori, a cui si aggiunge la notizia che UniCredit ha deciso di chiudere le sue posizioni, collegate a queste tipologie di bond, nella prima data utile: 2 giugno 2023.

Con 250 miliardi di euro di obbligazioni AT1 in circolazione, di cui il 7%, pari a 15,3 miliardi, in possesso delle principali banche italiane – tra cui vi è anche Intesa Sanpaolo e MPS – vi sono diverse domande su cosa siano questi asset e perché stiano facendo tremare il mercato. Finanza Digitale ha analizzato tutte le caratteristiche dei bond AT1 e il perché vengano considerati oggi tra quelli più rischiosi.

Obbligazioni AT1: cosa sono

Cosa sono le obbligazioni AT1

L’acronimo AT1 identifica i bond Additional Tier-1, obbligazioni senza scadenza emesse dalle banche per assorbire eventuali perdite in caso di emergenza, nel momento in cui gli indici patrimoniali scendessero al di sotto di un determinato livello.

In particolare, fanno riferimento al valore Tier-1, da cui prendono il nome, ovvero un indice di solidità calcolato in base al rapporto tra capitalizzazione e asset investiti di cui è in possesso un istituto di credito.

Le obbligazioni AT1 sono anche conosciute come contingent convertibles bond o comunemente CoCo, dato che possono essere utilizzate al fine di ricoprire eventuali perdite, annullandole o convertendole in capitale o altre azioni. In questo modo, si evita la fase di criticità economica che può portare al default di una banca e quindi a una condizione di estrema difficoltà di tutto il comparto creditizio.

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Quando nascono le obbligazioni AT1?

Uno strumento finanziario nato nel 2008, con le direttive di Basilea III, subito dopo la crisi bancaria della bolla dei mutui sub-prime. Con questi accordi si è voluto regolarizzare il mercato bancario al fine di limitare i rischi e creare un sistema di salvaguardia che andasse a prevenire ed evitare eventuali situazioni di default.

Infatti, in caso di necessità le obbligazioni AT1 possono essere convertite in azioni, oppure direttamente in capitale e sostenere il bilancio di un istituto di credito, rientrando tra quelle attività che vengono chiamate di bail-in.

Questo termine si riferisce alle operazioni finanziarie di ricopertura di un debito bancario che avvengono attraverso capitali interni, ovvero con riferimento proprio ad asset di emergenza, come le obbligazioni AT1, oppure alle azioni. È un sistema che si differenzia dal bail-out, in cui si prevede un intervento di finanziatori esterni, come lo Stato.

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Perché le banche emettono obbligazioni AT1?

banche è obbligazioni Additional Tier-1

La funzione principale delle obbligazioni AT1 è quella di creare un cuscinetto economico da utilizzare nel momento in cui vi sono situazioni di crisi, evitando il fallimento di una banca. Infatti, come si è dimostrato nel caso del 2007-2008, il crollo di un solo istituto di credito può determinare il caos nel sistema bancario creditizio.

In passato, per esempio, si è verificato lo scoppio della bolla dei mutui sub-prime negli USA, che ha determinato il default di una delle principali banche di investimento del tempo, la Lehman Brothers, trovatasi a corto di liquidità e con l’impossibilità di pagare i suoi debiti. La conseguenza è stata un contraccolpo economico per tutte le banche americane e europee che avevano investito in diversi asset legati in maniera diretta o indiretta alla Lehman.

Ecco perché nascono le norme di Basilea III. Tra le direttive più importanti vi è l’obbligo di ogni banca di creare una riserva di liquidità attraverso depositi, azioni, obbligazioni e prestiti, definito come capitale di classe 1.

Il suo valore viene espresso in percentuale e farà riferimento a un indice come il Cet-1 ratio, che deve corrispondere a una percentuale minima dell’8%. Questo cuscinetto si diversifica dal capitale di classe 2, composto da asset meno solvibili, proprio perché può essere utilizzato per rispristinare la liquidità della banca in breve tempo.

Cosa succede in caso di default?

In teoria, per evitare il default, un istituto di credito procederà secondo una gerarchia precisa al fine di recuperare liquidità:

  • liquidare prima le azioni a un prezzo più basso;
  • vendere successivamente le obbligazioni AT1;
  • impiegare altre tipologie di fondi solvibili di classe 2;
  • utilizzare i depositi degli azionisti superiori ai 100.000€.

Quindi, le obbligazioni AT1 hanno un grado più elevato rispetto alle azioni, dato che come tutti i bond verranno liquidate solo se il capitale azionario non è sufficiente a far rientrare la banca dalla situazione di emergenza. Tuttavia, questa non è una regola fissa, come è accaduto con il caso Credit Suisse.

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Quali sono le caratteristiche dei bond Additional Tier-1

Caratteristiche bond AT1

Un’obbligazione ordinaria è un titolo di debito rilasciato da una società, in questo caso da una banca, che lo utilizza per ottenere liquidità da investire a sua volta. In base a questo contratto si prevede un importo iniziale versato dall’investitore, ottenendo in cambio una somma, chiamata cedola, fino alla scadenza del debito.

Una volta che si raggiunge il termine dell’obbligazione, la banca deve decidere di rinnovarla, oppure pagare quanto dovuto ai soggetti titolari. Inoltre, lo stesso investitore può scegliere di richiedere il pagamento e quindi ottenere il ritorno del suo investimento.

Il sistema delle obbligazioni AT1 prevede delle caratteristiche molto diverse. Ecco quali:

  • sono titoli perpetui;
  • possono essere riscattate anche prima, ma solo dall’istituto di credito che le ha emesse;
  • hanno cedola fissa, ma la banca può ridurre o saltare il pagamento;
  • la banca può cancellare le obbligazioni.

Le obbligazioni AT1 non hanno una scadenza. Ciò significa che, in quanto investitore, non potrai utilizzarle per venderle. Tuttavia, la banca ha l’opzione di acquisto (call). Ciò significa che solo chi le ha emesse può decidere di riscattarle in qualunque momento, rimborsandole anticipatamente, oppure continuare a mantenerle in perpetuo, versando gli interessi agli investitori a un tasso fisso, chiamato tasso cedolare.

Cedola fissa e sospensione dei pagamenti

Nelle obbligazioni ordinarie, una banca deve per forza versare quanto dovuto agli investitori: in caso contrario si troverebbe in default. Invece, le AT1 prevedono la particolarità di dare una certa libertà all’istituto di credito con le seguenti azioni:

  • ridurre il pagamento;
  • sospenderlo;
  • cancellare le obbligazioni.

In base agli accordi di Basilea III diventa essenziale valutare il coefficiente di redditività, conosciuto come CET-1 ratio. Questo indica la solidità della banca ed è un valore che viene espresso in percentuale.

Le banche più affidabili in Europa sono quelle che prevedono una percentuale superiore all’8%: più è alta e maggiore è la liquidità di un istituto bancario, che può essere utilizzata in caso di situazioni di emergenza.

Una banca che ha emesso obbligazioni AT1, potrà ridurre il pagamento dal 20% fino anche al 60% degli interessi nel caso in cui il suo livello di redditività scende al di sotto dell’8%. Inoltre, avrà anche facoltà di sospendere il pagamento delle cedole nel caso in cui non possieda solvibilità, ovvero denaro sufficiente per adempiere ai suoi obblighi con gli investitori. Questi ultimi, non potranno agire in azioni legali, richiedendo il fallimento della banca per insolvenza.

Cancellazione delle obbligazioni

Per sua natura un’obbligazione può essere estinta solo con il versamento agli investitori del capitale iniziale, allo scadere del contratto, a cui si aggiungono gli interessi previsti. Invece, nel caso delle obbligazioni AT1, si prevede la possibilità di cancellare il debito dal bilancio della banca, eliminando una passività e un costo.

Ciò può avvenire se il il capitale di classe 1 della società bancaria emittente scende al di sotto del 6,125%. Inoltre, sono gli stessi enti finanziari centrali che possono intervenire al fine di cancellare il debito collegato alle obbligazioni AT1.

Questo è avvenuto con l’acquisizione di UBS di Credit Suisse in cui la FINMA, ovvero l’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera, è intervenuta cancellando 17 miliardi di obbligazioni Additional Tier-1.

Perché le obbligazioni AT1 fanno tremare i mercati

AT1 e crisi dei mercati

A questo punto potrebbe nascere spontanea la domanda del perché investire nelle obbligazioni AT1. Infatti, le loro caratteristiche le rendono rischiose, dato che consentono alla banca di convertirle in azioni, ridurle o in caso eccezionale cancellarle.

Proprio per questo sono tra quei bond che offrono un interesse più alto e, come tali, vengono ricercati dagli investitori istituzionali.

Basta considerare che oggi l’intero importo dei bond AT1 è pari a oltre 250 miliardi di euro. Tuttavia, gli eventi che hanno portato all’acquisizione di Credit Suisse da parte della connazionale UBS, hanno generato grandi timori per il mercato. Le motivazioni sono strettamente connesse non tanto alla cancellazione dei 17 miliardi di obbligazioni AT1 per favorire l’acquisizione, ma al procedimento impiegato.

Cosa è successo ai bond AT1 di Credit Suisse?

Quindi, ciò che ha generato perplessità è il fatto che non si è rispettata la normale gerarchia delle perdite quando una banca si trova in fase di crisi: prima l’utilizzo del capitale azionario e poi quello obbligazionario di classe 1.

In questo caso, si è avuta un’inversione, con i bond che sono stati cancellati, permettendo quindi di eliminare dal bilancio questa voce negativa, mentre gli azionisti riceveranno il loro pagamento per la nuova acquisizione da parte di UBS, per un controvalore di 0,81€ per azione Credit Suisse.

Una decisione che ha determinato un impatto negativo su tutto il mercato obbligazionario degli AT1, anche se il presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha ribadito che le banche UE continueranno, nei momenti di crisi, a imporre prima le perdite agli azionisti e solo successivamente prenderanno come riferimento le obbligazioni di classe 1.

Tuttavia, i prezzi dei bond AT1 di banche come Deutsche Bank, Hsbc, UniCredit e UBS sono scesi in pochi giorni del 5,5%. Ad aggravare la situazione di incertezza vi è anche la notizia di un’azione legale da parte di alcune società di investimento americane, proprietarie di obbligazioni AT1 di Crediti Suisse, che mettono in dubbio la regolarità dell’acquisizione di UBS.

In ogni caso, per gli analisti ciò porterà in futuro gli investitori ad essere più cauti nel valutare di utilizzare questa tipologia di obbligazioni, con conseguenze per quanto riguarda la solidità patrimoniale delle banche.

Obbligazioni AT1: domande frequenti

Qual è il significato dell’acronimo AT1

L’acronimo AT1 si riferisce a una particolare tipologia di bond caratterizzata per essere senza scadenza e che può essere convertita, ridotta o cancellata dalla banca.

Perché le obbligazioni AT1 sono rischiose?

Le obbligazioni AT1 prevedono interessi elevati superiori a quelle dei bond ordinari di classe 2, ma nel caso in cui il valore degli asset di classe 1 di una banca scenda al di sotto dell’6%, possono essere cancellate o convertite in azioni.

Cosa è successo alle obbligazioni AT1 di Credit Suisse?

Le obbligazioni AT1 di Credit Suisse sono state utilizzate senza rispettare l’ordine gerarchico in caso di default di una banca. Leggi la nostra analisi per scoprire cosa è successo.

Paolo Serafini

Trader, esperto di borse e forex

Trader, esperto di borse e forex con un passato da consulente finanziario. Collabora con FinanzaDigitale, scrive libri e investe sui mercati mondiali.

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